pensieri sparsi
Storico : Ricordi


 
 

Educazione politica vol. 2

Di Vesnuccia (del 04/05/2004 @ 16:40:31, in Ricordi, linkato 666 volte)

PROLOGO
"Mia" perche vi posso raccontare solo ed esclusivamente la mia esperienza personale. Quello che ho vissuto io, visto io. Mi sono resa conto che il post è troppo lungo e che molti di voi magari neanche interessa sapere queste cose percio, lo dividero in piu parti. Il vol.2 insomma lo postero una parte oggi e altre nei giorni avenire.

Nel maggio 1991 ho terminato la scuola superiore, ero una bimba piena di progetti. Nel giugno ho fatto gli esami d'amisione per la facolta di lingue a Zagabria e a luglio ho scoperto che ero una delle 60 fortunate che erano state accetate. Ad agosto si decide che non vado a Zagabria a settembre perche la guerra stava iniziando ad essere sempre piu' presente nel nostro quotidiano, e visto che mio padre era imbarcato voleva dire spezare la famiglia in tre.

LA "MIA" GUERRA
Ci sono tanti luoghi comuni sulla guerra. Uno dei questi è che la guerra inizia all'improviso, magari con un evento "spettacolare" come un bombardamento. Niente di piu' falso. La guerra inizia in maniera subdola e se pur in breve tempo ti cambia la quotidianita' , chi la vive non la vede come un evento straodinario. Ma come una cosa che doveva succedere per forza di cose. Lo so che è sbagliato. Ma è cosi. Chi "invadeva" (Armata del Esercito Yugoslavo) era convinto di avere raggione perche Croazia era una sua parte integrante, che si "difendeva" era convinto di avere raggione perche voleva l'indipendenza. Non sono qui per dire su chi aveva raggione, sono qui per raccontarvi come uno qualsiasi vive la guerra.
Uno dei primi cambiamenti visibili era la programazione televisiva. Da quando la Croazia si è dicchiarata indipendente è cambiata totalmente. E' cominciata la guerra e con lei il telegiornale 24 ore su 24. Telegiornale non come lo intendete voi, non c'erano piu anchorman in giacca e cravatta ma gente seduta (tipo saloto) in camicia sgualcita che ti bombardavano di queste notizie tremende.
Poi la guerra si è cominciata ad avvicinare. Da un giorno al altro siamo rimasti senza linea telefonica. Noi come ho gia' deto altrove abbiamo sempre vissuto con nonni materni. Mio nonno Dojcilo, montenegrino era morto quando io avevo 8 anni, ma mia nonna non ha mai cambiato l'intestazione della bolletta telefonica. Cosi un bel giorno ci siamo ritrovati senza telefono. Con noi non so quante altre famiglie miste che avevano un cognome non croato. Per noi è stato uno shock non indifferente perche sinceramente fino a quel giorno non ci ritenevamo diversi. Da quel giorno sono cominciati i problemi per mia madre che ha il cognome doppio (paterno/da sposata) che solo nel 95 (nonostante sia nata sul territorio Croato) ha avuto la cittadinanza croata e un documento che lo dimostri. Ristabilito il contatto con mio padre tramite telefonate che faceva alla zia, ci siamo abbituati anche a vivere senza telefono.
Ormai si usciva poco da casa. La spesa grande ormai l'abbiamo fatta e si usciva solo per il pane. Lo facevamo a turni nel condominio. Noi abbitavamo in un grande edificio di 13 piani per 8 ingressi (2 appartamenti per piano), ogni ingresso si è organizzato per le spese dei viveri. Poi col cechino che avevamo nel portone accanto al 12 piano non era proprio il caso di farsi le passeggiate. Sapevamo chi era. Sua figlia (un anno piu grande di me) è stata una gran amica ma da quando si è trasferita con la madre a Belgrado quattro mesi prima non si è piu fatta sentire. Il padre ha amazato una diecina di persone nelle 2 settimane del suo operato. Non l'hanno fermato prima perche in quel periodo non si capiva chi doveva intervenire e a chi chiedere. Non si sapeva se la polizia era la polizia o no, se erano dei "nostri" o dei "loro". Non ha amazzato nessuno del nostro stabile, e per un lungo periodo molti di noi si sentivano in colpa solo per essere vivi, cercando di convincerci che lui l'abbia fatot per pazzia e non per altro (io non ce l'ho fatta a convincermi ma nemmeno a capire).
A ottobre sono cominciati i bombardamenti. Da noi sono durati poco (per fortuna).
Spalato è un porto importante non solo comerciale ma anche militare. Quello che è succeso è storia. Le navi sono andate a largo e da li ci hanno sparato per una settimana, ovviamente non 24 ore su 24. Apena hanno finito le munizioni se ne sono andati. La vita' con i bombardamenti è cambiata ulteriormente. Le fineste sono state tutte sigilate e chiuse per non far filtrare la luce, la radio era sempre sintonizata sulla radio locale per sentire se c'è il segnale d'alerta x i bombardamenti, la tele sempre accesa muta per vedere la segnalazione in sottotitoli che spesso vedete alla CNN, si stava sempre in tuta e vicino alla porta ognuno di noi aveva uno zaino con lo stretto necessario (soldi, gioielli, documenti, pasticche per purificare l'acqua, saccapelo e un altra tuta). Ormai non si dormiva piu'a casa ma ci si trasferiva in cantina. Era l'unico posto dove uno poteva essere sicuro che un proietile non gli entrava dalla finestra e le mamme erano piu serene li che a casa. I bimbi del quartiere ,dai 6 ai 10 anni, le notti le potevano passare anche nel rifugio nucleare fatto sotto la mia scuola elementare, ma molte mamme preferivano tenersi i figli con loro. Percio' giorno dopo giorno sempre piu' tempo si stava in cantina che a casa (8° piano). Le cantine sono simili a quelle vostre. Umide, con l'aria viziata, posto magari adatto a tenere la legna ma sicuramente non per vivere. Ma li, durante le notti insonni, in mezzo alla gente, io mi sono sentita piu' proteta e viva che mai.

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Educazione politica vol. I

Di Vesnuccia (del 30/04/2004 @ 15:34:11, in Ricordi, linkato 1549 volte)

So a priori che questo post sara' difficile da scrivere. Non difficile nel senso "psicologico", difficile nel senso "difficile scriverlo per farvi realmente capite".

per chi nn mi legge spesso comento la foto postata 24 aprile.

PROLOGO
Sono nata in una famiglia mista, mista come possono essere vostre dove avete un genitore di una e l'altro dell'altra regione, almeno sembrava cosi quando sono nata (con il tempo le cose sono cambiate per la gente che nn faceva parte della famiglia).
La mamma montenegrina e papa' croato. Abbiamo sempre vissuto con i nonni materni. Mio padre è capitano di navi commerciali e dopo un breve (e disastroso) tentativo di mia madre di vivere in affitto con me da sola, siamo tornati a casa dai nonni.
Nonna infermiera, che è diventata un infermiera solo perche tra 12 e 16 anni ha fatto la colf in casa di dottori che l'hanno fatta studiare (di famiglia contadina molto religiosa); nonno radiologo (tecnico), che è diventato cio' solo perche partigiano dal '40 (era minorene), e dopo la guerra l'esercito l'ha fato studiare.Anche lui proveniva da una famiglia contadina religiosa ma visto che ai genitori si è sostituta la Resistenza gli hanno insegnato ad essere ateo.
Mia mamma atea (per forza di cose, figlia di un militare) è stata battezata di nascosto da una zia matterna, in una chiesetta tra le montagne che circondano Spalato al insaputa di nonna e nonno.
Mio padre credente anche se nonno paterno (anche lui partigiano) dalla fine della guerra non frequentava la chiesa.
I miei si sposano al comune perche mia madre non vuole sposarsi in chiesa, ma quando nasco io le vengono gli scrupoli e mi fa battezare solo per far contento mio padre.
Pero' torniamo a noi...

LA FOTO E ALTRE STORIE
L'anno quando è stata scatata la foto è 1979. A quell' epoca la distinzione tra chi era ateo e chi era religioso (nn solo cattolico) non era poi cosi importante, pero' i riti di una societa atea c'erano ancora.
Come qui in Italia c'è il battesimo, la prima comunione e la cresima, in una societa' atea che era l'ex- Yugoslavia c'era l'ingresso nei Pioniri (novembre del primo anno elementare), Omladinci (trad. "Giovani" aprile del ultimo anno delle medie), ingresso nel Partito (a 18 anni).
Tutti questi riti venivano preceduti da un informazione sulla simbologia e importanza dei passi che stavamo facendo. Si anche della simbologia, anche se avevamo solo tra 6 e 7 anni, ci insegnavano cosa volevano dire il capellino con la stella a cinque punte e il foulard rosso fuoco (o sangue) che ci mettevano durante la cerimonia.
La foto è stata scatata apena prima che ci mettesro in fila per farci consegnare e mettere i simboli della Lotta. Al epoca sapevo cosa stava sucedendo. Sapevo che era un momento importante della mia vita da cittadino (si anche se avevo 6 anni e mezzo lo sapevo),che acetando quei simboli il paese intero ma la cosa piu importante mio nonno e mia madre, si aspetavano grandi cose da me. Della serie, se volete far venire lo stress da inadeguatezza ai vostri figli basta chiedermelo e io vi mando il materiale da seguire.
Nella foto non ero arrabbiata, ero preocupata, anzi preocupatissima di nn essere degna di portare quei segni di Lotta che mi avrebbero dato da li a pocchi minuti. Dietro di me ovviamente non ho una suora, ma la mia "accompagnatrice". Infatti ogni bimbo ne aveva uno. Una ragazzina di 14 anni che a noi sembrava una persona adulta che ci teneva per mano e ci faceva coraggio. Una specie di guida spirituale.
Dopo il rito tutti tornavano a casa (dopo un rinfresco) e sembrava che niente fosse succeso. I simboli si tiravano fuori dal armadio solo durante le feste comandate (che da noi nn era Natale) e durante le esibizioni del coro se uno ne faceva parte(come me , la mia uniforme camicia bianca, gonna blu, calzino bianco e mocasino blu + gli simboli della Lotta). E invece no. Non era finito li.
Quel giorno di novembre era solo l'inizio di una lunga strada di indottrinamento. Pensandoci adesso, è una cosa normale, anzi sarebbe veramente strano se fosse stato diverso. A men che non si dica di cantava "La bella ciao" in italiano anche se l'italiano non si conosceva come lingua. Io l'ho imparata a 7 anni, e le parole le ho capite a 10 quando ormai vedevo da 6 mesi i cartoni giapp in italiano. Finqui nulla di male direte voi, che sara' mai una canzone. E invece no, c'è molto di male. Io ero una bimba fortunata perche nata in una famiglia mista, dove uno dei genitori era aperto (visto anche il suo lavoro) e l'altro non lo era per sua libera scelta. Anche cosi io a 10 anni ho chiesto ai miei chi era Babbo Natale. Nel senso che vedendo i cartoni animati alla tele italiana mi chiedevo perche quel tipo vestito da Djed Mraz (Nonno Gelo che da noi veniva a Capodanno a lasciare i regali) si facese chiamare Babbo Natale. Pero io avevo una finestra sul diverso. Molti di miei compagni non avevano quella finestra.
Anni passavano e a 14 anni ho fatto il giuramento sulla tomba di un 16enne che mori' per la Nostra Causa (nell'43) che vivro' una vita degna di un cittadino libero e che la mia persona giovera alla societa' nella qualle vivo.
I simboli nn c'erano piu', eravamo abbastanza grandi per rimanere influenzati non piu dal fazoletto al collo quanto dalle parole che ci fecero' dire.
Ripensandoci credo che in tutta tranquilita posso dire di averlo rispetatto quel giuramento anche se non proprio come lo intendevano loro.
Ormai alle superiori le cose si fecero serie, c'erano riunioni, decisioni da prendere, informazioni da dare, lottare contro il comune che ci hanno congelato i fondi per il palazzetto del Giovane (che hanno terminato solo molti anni dopo ormai con un governo nuovo e Crozia indipendente). Pero' come una "culatona racomandata" la mia finestra si allargo. Ormai non era solo la tele, i libri, la famiglia, ma anche un prof a scuola. Un professore che ci insegnava "Marksismo". Beh si noi nelle superiori (al epoca quando le facevo io c'erano solo quelle "dovevamo essere tutti uguali" e percio' i licei sono arrivati solo 4 anni dopo che io avevo gia finito il mio iter scolastico obbligatorio) avevamo non solo Marksismo ma anche Guerra e diffesa. Col prof di Marksismo siamo stati molto fortunati, una persona giovane e aperta, un mancato prete che ha visuto in Italia, che tornando in Yugoslavia ha studiato Giurisprudenza e per vie traverse è finito a insegnare nella mia scuola superiore (alberghiera) Marksismo e Beni culturali. Una persona stimolante, proprio perche ti faceva capire le differenze senza preconcetti che erano comunque molti e molto comuni, che mi insegno molto.
Nelle lezioni di Guerra e diffesa ho imparato tantissimo anche li. Tutte cose che secondo me non vanno per nessuna raggione insegnate a scuola, anzi. Sono bravissima a sparare, peccato che era una cosa obbligatoria e l'adestramento è stato fatto al poligono di tiro militare. So come fare una Molotov e nn solo. Sono una casalinga che potrebbe, con i soli ingredienti che ha sotto il lavello fare una strage condominale, peccato che le mie vicine non lo sanno.
A 18 anni non mi sono iscritta al partito, come neanche la maggior parte dei miei compagni di scuola. I tempi erano cambiati e l'indottrinamento non è stato abbastanza presante per la mia generazione. E subito dopo è iniziata la guerra. Con un altro indotrinamento, ma quello è un altro post.

Il Giuramento dei Pioniri


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Immagine misteriosa

Di Vesnuccia (del 24/04/2004 @ 15:18:33, in Ricordi, linkato 667 volte)





Qui vi posto una mia immagine a 6 anni e mezzo.
Vorrei che voi la guardaste bene e mi diceste cosa vi suscita dentro, secondo voi che storia c'è dietro questa immagine.
Mi piacerebbe vedere fino a che punto sono diverse le nostre realta', che non vedo come una cosa negativa, anzi!
Se non fossimo cosi diversi non mi stimolereste cosi tanto.

Tutto cio' per darmi spunto a un post lungo e fin troppo posticipato.

baci misteriosi

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Ognuno pesca come vuole!

Di Vesnuccia (del 08/03/2004 @ 23:35:33, in Ricordi, linkato 961 volte)

Io ho una zia materna che si è sposata un isolano. Uno di Hvar che pero' per lavoro stava a Spalato da anni. Ma cio' non vol dire che non sofriva come un pesce in un acquario, anzi. Jadran (e lo si vede gia' dal nome che in croato vuol dire Adriatico) è un uomo che necesita del acqua salata quotidianamente per sopravivere.E allora durante l'estate, per le ferie si trasferiva con tutta la famiglia "a casa".
"Casa" era un paesino di 50 abbitanti, arrampicato cui scogli, e investito da una vegetazione mediteranea. Un posto' dove il telefono nn c'è arrivato e nn arrivera mai e per l'acqua usano ancora le cisterne romane (si, avete capito bene). Posto dove per mangiari la frutta allunghi la mano e ti prendi il grapolo da sopra la testa. Un posto di una volta.
Li nenache i suoi ci vivono piu', si trasferirono anni prima anche loro sul continente che porta tanti vantagi e comdita.
Jadran era un fissatissimo della pesca. Ma visto che siamo in un posto di "una volta" anche i suoi mettodi erano di "una volta". Non vi dico le discusioni si faceva con mia zia per i mettodi di pesca al polipo. Lei era decisamente contraria. Aveva paura che i figlioletti rimaressero scioccati. Si perche lui li portava a pescare, ma solo perche erano loro l'esca, o meglio erano le loro gambete bianche e esili (bimbi tra 3 e 6 anni) il richiamo per i poliponi giganti da 1/2 kg l'uno.
Cosi si svolgeva la pesca:
Svegliava i figlioli alle 7 di mattina e li portava a mare, li spogliava e li faceva entrare nel mare, loro piccini erano bianchi e palidi, mia zia si preocupava tanto e li spalmava di "filtro completto" gia 10ina di anni fa. Il biancore affascina i polipi, ma cosi tanto che dopo neanche 5 min tutti i tue figli di solito uscivano con due gambe pesanti dal mare. Per forza,i polipi ci si erano appicicati e nn lasciavano quelle splendenti gambete. Sulla terra ferma interveniva il padre, che li inondava con acqua dolce e stacava i "mostri" dalle gambe dei figli e li portava a casa a fare colazione.
La pesca in questi termini termino' un 6 anni dopo quando i bambini diventarono ragazzini e la loro pelle si scuriva molto piu' in fretta! Ma le risate che ci facevamo guardando la battuta di pesca riachegiano ancora nella mia mente.

baci salati

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Nostalgie

Di Vesnuccia (del 05/03/2004 @ 23:08:56, in Ricordi, linkato 651 volte)


Quello che piu' mi manca da quando sono a Torino è l'aria buona di mare d'inverno. La cosa strana è che la nostalgia la sento molto piu' d'inverno che l'estate. D'estate sono abbituata a pensare il mare come una vacanza, anche se per 18 anni c'ho vissuto a stretto conttato, e percio' mi adeguo e mi faccio bastare il lago o le montagne. D'inverno no. Mi sembra un diritto costituzionale che qualcuno mi ha levato, una cosa pari al diritto alla vita, Il diritto al aria buona di mare d'inverno . Ho adiritura la nostalgia della bora che spazza via tutto, ti spinge per le strade, e ti "fa la barba". Il profumo di tempesta è un profumo unico e inabriante, e come il preludio a un opera, ma molto piu' spetaccolare di qualsiasi cosa che noi umani possimo mettere in scena.
La cosa che facevo sempre da piccola è uscire in barca dopo la tempesta (ho preso il brevetto molto prima della patente). Non mi allontanavo tanto, andavo verso il nord a un oretta da Spalato nelle "kale" (rientranze sui scogli) che conoscevo io e mi mettevo a pescare le seppie.
Le seppie sono come le adolescenti, a loro piaciono le cosine sberlucicose. Percio' piu che una pesca era butare la lenza con il piombino bello e tirarlo molto velocemente indietro. Loro molto incuriosite si apicicano al piombino e te li tiri fuori. Si, è da bastardi dentro prenderle cosi ma la vita è dura per tutti.Ovviamente questa tecnica funge solo esclusivamente quando il cielo è ancora scuro e pesante e nei posti dove ci sono i fondali sabiosi.
Tornavo a casa dopo queste uscite con un sacco di seppioline che con anni ho imparatto anche a preparare in mille modi. E meno male che mi piacvano piu' pescare che mangiare.
baci nostagici

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Neve

Di Vesnuccia (del 19/02/2004 @ 21:19:15, in Ricordi, linkato 794 volte)

Io la neve cosi l'ho vista solo da grande.
Nata e cresciuta in una città sul mare la mia prima esperienza di una piccola nevicata l'ho avuta a 12 anni.Quel anno a scuola ci avevano spiegato il perche e quando si forma e cade la neve percio' la magia della nevicata non l'ho visuta del tutto... L'ho recuperata solo da grande quando la neve che ho scoperto era la neve fitta, soffice e cristalinosa in Val d'Aosta durante un bellissimo we. Ma la mia prima neve lo ricordero per la magia e fascino che ha quasi soffocato mia sorellina al epoca 4 enne.

Io: Vieni che ti faccio vedere qualcosa di bello. (chiamandola verso la porta finestra che si affacia a un balconcino)
Lei avvicinandosi e guardando fuori con gli occhi sbarati: mmmmmm Ma è tutto PULITO!!!!!

Spero che tutti i cuccioli d'Italia si inamorino cosi folemente della neve come mia sorella quel giorno.
baci nostagici

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Voglia di sapori d'infanzia

Di Vesnuccia (del 11/01/2004 @ 14:49:25, in Ricordi, linkato 1343 volte)


Ogni tanto mi vengono le voglie strane...Ormai sono 13 anni che sono in Italia e la mia cucina si è adeguata ai gusti italiani, non perche era neccesario, ma certi alimenti, nonostante siamo stati confinanti non si trovano e certi non vengono mangiati dal mio maritino. Insomma per forza di cose la mia cucina si è adeguata e diventata simile a quella di una massaia italiana anche se ogni tanto il tocco "orientale" gliela do ancora.
Certe volte pero' mi sveglio con le voglie dei sapori d'infanzia. No, non aspettiamo ancora (grazie per l'interesamento) anche se ci stiamo lavorando. Sono proprio io che sono nata goduriosa. Mi sveglio cosi e nn posso fare a meno a sodisfare le mie voglie.
Ieri mi sono svegliata con la voglia del Gulas fatto bene e visto che dovevamo fare la spesa ho comprato tutto il necesario, e fra un po comincio l'ambaradan cosi stasera mi gusto un piatto ricco, godurioso e "pesante al punto giusto", visto che il Gulas deve essere un esplosione incontrolata di sapori se no non è un Gulas ma uno spezatino. Qui sotto trovate la ricetta del Gulas di come si faceva a casa mia , dove ne mia madre ne mia nonna sapevano cucinare ma mio nonno materno(montenegrino) per golosita è diventato un esperto solo esclusivamente di questa pietanza.La dose che propongo è molto abbondante ma è l'unica vera, se cambiate le dosi ovviamente fatele in proporzione.

Gulas di nonno Dojcilo
400 gr di vittelone magro tagliato a dadini
400 gr di maiale (grasso misto) tagliato a dadini
- fate macerare x 4/5 ore la carne in 1/5 litro di aceto di vino rosso e 1/2 li di acqua
2 cipole grosse tagliate nn troppo fini
2 spicchi di aglio
400 gr di patate tagliate a dadini nn troppo piccoli
2 cucchiaini di paprica dolce
2 mestolino di polpa di pomodoro
brodo o acqua x la cottura
alloro, maggiorana,2 chiodi di garofano, sale e pepe, (io ci metto anche il cumino ma mio nonno non lo metteva)
strutto o se proprio nn lo avette burro buono
Sofrigete la cipolla nello strutto , aggiungeteci la carne che avete macerato precendetemente nella mistura aceto e acqua, l'aglio e girate e sofrigete ulteriormente, aggiungeteci un mestolino di brodo o acqua e un po' di vino e fate evaporare. Dopo un 10 min aggiungeteci il pomodoro, la paprica dolce, le spezie ma non il SALE che aggiungerete dopo con le patate. Cuocete x altri 30 min. A questo punto aggiungete le patate e il sale e ovviamente sempre aggiungete l'acqua o il brodo x la cottura. Cuocette finche la carne nn diventi morbidissima. Di solito ci si impiega sulle 2,5 ore. Con il pomodoro potete giocare nel senso che ne potete mettere di piu o di meno dipende dai vostri gusti. Quello di mio nonno è meno pomodoroso, ne ho assaggiati certi proprio privi di pomodoro (praticamente in bianco), e per dir la verità mi piacciono tutte due.
Io vo a cucinare, e voi???
Baci sparsi

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Il mio primo ricordo

Di Vesnuccia (del 22/11/2003 @ 04:27:02, in Ricordi, linkato 670 volte)

Io avevo un raporto speciale con mio nonno..sarà perche mio padre facendo il comandante delle navi commerciali era sempre via, sarà perche il nonno era l'unica presenza maschile in casa, sarà che era un giovane pensionato (è andato in pensione giovanissimo perche i radiologi che lavoravano con aparechiatura mobile erano tratati come dei minatori)e ce l'ha faceva ancora a stare dietro a una peste come me...

Il rito di casa era che dopo il pranzo si faceva la siesta...ma prima della siesta mio nonno mi leggeva, mi leggeva libri non illustrati perche riteneva che facendomi chiudere gli occhi avrei visto cose piu' belle di quelle che chiunque illustratore avrebbe mai potuto disegnare.

Mi leggeva i classici libri "bimbeschi" alcuni dei quali vi ho postato qui sotto, ma il mio primo ricordo è legato al Il magnifico mago del Oz..avevo si e no 3 ani e mezzo, mi ricordo di essere salita sul letto (che tutt'oggi mi ricordo ALTISSIMO), di essermi coperta colo con un lenzuolo (credo sia stata l'estate), e aver aspetato nonno per un po'. Lui vene con il libro che avevamo iniziato gia da un po', s sdraio accanto a me e io chiusi gli occhi...il capitolo che mi lesse quel giorno era quello del campo di papaveri magici che facevano adormentare tutti quelli che ci pasavano in mezzo!!!Mi sono immaginata tutto, la lunga stada delle matonelle gialle e un mare di papaveri e a un certo punto mi sono adormentata anch'io...un sonno profondo e sereno..

Sono grata a mio nonno che mi ha insegnato che la fantasia è una delle cose piu' importanti della nostra vita!
Grazie dida....

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Il fon?

Di Vesnuccia (del 04/11/2003 @ 03:48:46, in Ricordi, linkato 1326 volte)

io non ho ricordi legati alla cucina ... nel senso che nessuna donna della mia famiglia d'origine sapeva cucinare decentemente, sia la nonna (infermiera) che la mamma nn avevano voglia di perdere tempo tra fornellied eravamo al avanguardia come eletrodomestici, apena è uscita la lavastoviglie mia madre l'ha pretesa...tutte le cose che ho imparato a fare dai miei 10 ai miei 18 anni , lho imparati da sola e con l'aiuto di una vicina di casa che invece era una casalinga alla vecchia maniera.
lei veniva dalla bosnia, dove la cucina si mischia , e non solo quella, tra araba, turca, austriaca e simil mediteranea, una roba buonissima...
stanotte mi è aparsa nel sonno...piu' che un sogno era un ricordo nn so come mai sognato...
la mia prima volta della baklava e gibanica...la baklava è una specie di dolce di origine arabo/turca con noci e sciroppo di zucchero e una pasta finissima crocante...la gibanica è una torta simil rustica di formaggio fresco e bieta sempre con la stessa pasta finissima...
detto cosi sembra una cosa da poco da fare invece adesso vi racconto le immagini..
un tavolo infarinatissimo, una donna 50enne curva su una montagnola di farina che mi soride, gia piena di farina da per tutto perche abbiamo alzato i nuvoloni per le risate fatte un attimo prima...
versa del olio, poi un bichiere d'acqua e sembra un bimbo che cerca di fare i casteli nella sabbia, sembra tutto molle, troppo molle, o mio dio che ha fatto penso io, non verra niente di buono di quello che sta faccendo...lei invece impasta imperterita sta pasta moliciosa...
la divide in tre e le rinpasta , sempre molle è la pasta ...ma che fa , la lascia cosi!!!!
le 3 palle le appoggia su un tovagliolo e le copre, si siede e ciacola con me del piu del meno...me che stimao aspetando mi chiedo io(ero giovane ed inesperta)
dopo un mezz'oreta stende un tovagliolo grande...che piu che un tovagliolo sembra una tovaglia , e ci butta sopra un sacco di farina, la cucina ormai è un nuvolone, stiamo quasi attente a non respirare hehheheh, troppo divertente!
lei prende una palla e la stende prima con il matarello e poi la prende tra le mano, e che fa??? mio dio che sta facendo????
la pasta sembra un cikles, chewing gum o come lo chiamate voi... e lei tira e tira e quello nn le si rompe, lo stende e lo apogia sul tovagliolo/tovaglia e cominciando dal centro lo stende fine fine che è veramente trasparente!
io rimango a bocca aperta e affascinata dalla manualita , sembra una danza...ma come sanno quelle mani nodose a fare ste cose, come fanno a nn spezare e bucare una pasta cosi fine!
mi soride con la faccia infarinata e mi dice
lei:mi daresti in fon?
io:un ascigacapelli?
lei: si, si
io: ????
vado in bagno e glielo porto...mah che vorra farci mi chiedo!
lo acende e comincia ad ascigare la pasta...mi spiega che una volta la pasta si ascigava da sola, al sole, in giardino, ma adesso (anni 80) che siamo tutti chiusi dento gli appartamenti lei si è inventata sto modo per poter mangiarsi i sapori della sua infanzia!
la pasta la lascia leggermente umida la condisce e arotola e poi sto salsicioto condito lo mette in una teglia rotonda....
quell pomeriggio ho mangiato quello che è diventato il mio piatto preferito, con un riccordo dolcisimo di due mani nodose, infarinate ma piu delicate che io abbia mai visto.

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