Di Vesnuccia (del 14/03/2005 @ 02:30:14, in Ricordi, linkato 720 volte)
Certe volte basta una musicheta di una publicita' che non si capisce cosa pubblicizi per risuscitare un sacco di ricordi. Per dir la verita' l'altro giorno lavoricchiavo al pc con il televisore acceso in soggiorno e quando finalmente ho realizato che era la tele la pubblicita' era gia finita. Mi sono illusa pensando che in un orario improbabile darano le prime serie di questo mitico seriel della mia infanzia. Poi ieri ho rivisto la publicita e non ho capito cosa publicizase. Una roba che manco saprei descrivere, boh. Comincio ad odiare le publicita rateali.
Insomma, mi sono illusa di brutto. Poi sul onda dei ricordi sono andata a spulciare cosa ci offre la rete se si cerca The Twilight Zone. E si trovano moltissime cose. Specialmente se siete come me e siete rimasti segnati da qualche episodio particolare. Vi spiego meglio.
Noi dalla 5° elementare in poi quando facevamo disegno facevamo anche micro lezioni di arte. La professoresa non era gran che, una pitrice mancata per assenza di vero talento che si limitava di seguire il programma, che pero bastava e avanzava. Durante queste lezioni di arte ci insegnavano anche nozioni piccole di cinematografia che ormai sono totalmente superate. Ma mi ricordo che scoprire che certi paesaggi erano solo fotografie modificate, i primi skyline usati dalla cinematografia solo fogli neri con buchini che facevana passare la luce era comunque meraviglioso. La cosa piu' bella erano i compiti a casa! I compiti erano guardarci i film durante la settimana subito dopo pranzo. Questo accadeva solo una settimana si e una no perche noi facevamo la scuola a turni, una settimana di mattina (8/13.30) e una di pomeriggio (13.30-19).
Quando si faceva scuola la mattina, si tornava a casa, si mangiava e poi alle 14.30 mi metevo davanti alla tele perche alla televisione davano dal lunedi al giovedi una serie educativa di film. Prima dei film facevano vedere i trucchi usati per farlo e davano nozioni di prospetiva, svolgimento della storia (la solita divisione di scenegiatura in tre atti) e cosi via. E poi facevano vedere un film. Spaziavano tra i classici di tutti i generi, cosi ho visto un sacco di cose diverse, da Hitchcock a DeMille. Una volta a settimana davano due episodi di questa stupendissima serie. Era una serie in bianco e nero, non c'erano ancora gli effeti specialissimi, e The Twilight Zone era una serie basata sulle storie. Credo che proprio da li nasce la mia fisazione con le storie ben scritte. L'episodio che mi è tornato in mente quando ho sentito la musicheta era un episodio con Robert Redford giovanissimo come protagonista. Sinceramente la storia me la ricordavo diversa da come invece l'ho letta ma quello che mi ricordavo bene è la paura della morte che impregnava tutto l'episodio. Avevo si e no 10 anni, mio nonno era morto l'anno prima, ma in casa si è sempre parlato di malatie senza nessun problema. Sara' perche i miei nonni materni con i qualli sono cresciuta lavoravano tutti e due al ospedale, ma la malatia e la morte a casa nostra non era un cosi grande dramma come invece lo era per la vecchia signora protagonista di questo episodio. Mi sconvolse cosi tanto la sua paura che chiesi a mia nonna quando torno dal lavoro:
Ma perche la gente ha paura della morte?
Lei non mi seppe rispondere e mi disse che se lo chiedeva anche lei spesso.
Insomma è una serie di telefilm con i fiocchi, che fanno pensare oltre che divertire che oggi come oggi sono veramente rari da trovare. Qui ho trovato la lista dei episodi fatti nelle prime 5 stagioni, che poi sono quelle scritte da Serling e i suoi collaboratori. E siceramente averli tutti da rivedere sarebbe semplicemnte un sogno!!!!
Di Vesnuccia (del 29/10/2004 @ 15:11:22, in Ricordi, linkato 1047 volte)
Mesi fa Comida ha assistito in diretta a uno squatting my home e ce l'ha racontato. Prima era impaurita, poi abbastanza sconvolta , ma alla fine pare che i ragazzi le sono diventati anche simpatici. Durante questa sua avventura mi sono frulati in testa tantissime cose, riccordi hanno ripreso forma e il giudice che è in me dentro dentro sputava sentenze come noccioli delle cigliege. Sono passati mesi e mi rendo conto che anche se ne aspeto altri che passino le mie sentenze non diventano piu' appelabili e meno convinte.
Allora primo raconto le mie premesse perche senza i miei trascorsi non potreste capire il perche'...
Sono cresciuta con poca esperienza riguardo alla proprieta' privata. La casa nella qualle abitavamo (nonna materna, nonno matreno, mia madre, mio padre, io, mia sorella, il cane della mia zia - fino alla nascita della mia sorella, mia zia fino al matrimonio - avevo 6 anni) non era di nostra proprieta', è stata asegnata nel '71 da un ente' militare statale a mio nonno perche padre di famiglia e tecnico radiologo che esercitava in un ospedale militare. Era un apartamento in un palazzone enorme, 8 ingressi per 13 piani, ogni piano 2 appartamenti. La casa non era grande 80 mq, 3 stanze, cucina e bagno, ma da noi era normale vivere in famiglie alargate, era eccezionale non viverci.
La porta di casa l'abbiamo cominciata a chiudere a chiave solo con inizio dei casini. Se si stava a casa era normale stare con la porta non chiusa a chiave anche durante la notte. I vestiti che portavo si erano miei, ma spesso certe cose si metteva mia zia o mia madre, insomma non c'era una cosa proprio mia.
Ogni quartiere aveva dei locali (Mjesna zajednica) che venivano usate per converenze, serate disco o tornei di scacchi interminabili ai qualli partecipava mio nonno e dove il fumo delle cigarette Morava si poteva tagliare a fette e vendere a peso.
Che una casa potesse essere di "proprieta'" l'ho capito adolescente e non capivo perche uno avesse voglia di avere una casa sua e non una dello stato nella qualle vivere.
Poi sono arrivati i "tempi duri". Piu' che nelle case abbitavamo in cantina. Il nostro palazzo era abbitato da ex militari ma anche medici/infermieri/tecnici ospedalieri e le loro famiglie. Mio nonno era montenegrino e al epoca non c'era piu' da ormai 4 anni. I vicini del pianerotolo erano lui croato e lei macedone, tutti e due over 60. Insomma eravamo tutta gente mista, e spesso a chi è stata assegnata la casa in origine o era anziano o non c'era piu' da tempo.
E qui avenne lo squatting. Una casa al 6° piano era vuota. Vuota solo perche la famiglia non si sentiva cosi sicura cosi in alto e si è rifugiata da amici al 1° piano dello stesso portone. Qualcuno lo vene a sapere e forzo la porta, cambio seratura e ne prese il posseso. Era una famiglia (nonni, padre, madre e 2 figli) dove il padre aparteneva al nuovo corpo militare che si stava formando. Nessuno lo vide in diretta, ma tutti rimasero sconvolti alquanto. La casa vene restituita solo 3 anni dopo ai "proprietari" originari dopo non so quante sentenze di tribunale.
Poi sono cresciuta, sono andata in Italia e ho visto come funziona la maggior parte del mondo. Tutto gira intorno al posseso. Ma non è quello che mi ha sconvolto. Mi ha sconvolto di piu' il non rispetto della proprieta' altrui o anche quella comune.
Il Italia ho scoperto quello che voi chiamate Centri Sociali che per me non sono altro che usurpazioni di Proprieta' Pubbliche. Ne ho anche frequentato un paio per vedere e capire cosa fossero e mi schifai molto. Quello che vidi erano case abbandonate a loro stesse, servizi indecenti, e mi chiedevo ma tutto cio' solo per mettere musica a palla? e servire la birra da discount? Magari non c'era un ambiente dove ritrovarsi come nelle nostre sale del quartiere, ma che senso aveva distrugere quello che si prende in possesso? Visto che sono immobili di proprieta' Comunale è una proprieta' di tutti e come tale dovrebbe essere rispetata, no?
Poi una volta a Torino ho scoperto anche che ce tutto un mercato immobiliare nei Centri Sociali. Gli ammanicati ci abbitavano. Ma la cosa interessante è che ogni volta che uno decideva di andarsene metteva ad asta (a busta chiusa) il suo alloggio. E cosi ho assistito a questa cosa assurda. Una coppia ha speso i loro 3000€ per una stanza in un Centro Sociale in centro, che il Comune ha chiuso sfratando gli occupanti per gravi problemi di igiene qualche mese dopo.
E questo ero lo squatting due della mia vita. E spero anche ultimo.
Nonostante la mia poca esperienza con la proprieta' privata in gioventu mi sono resa conto che io partivo avantagiata a tutti voi che Mio! probabilmente avete gridato da piccoli. Io le cose mie, altrui, comuni li ho sempre tratate con ugual attenzione. Forse perche abbituata a quello nostro invece che al mio, al fatto che dopo di me la maglieta andava a qualcun altro, o che gli ambienti che abbito e frequento sono un bene anche degli altri, sono sciocata che molti ritengono positivi i Centri Sociali, o qualsiasi altro luogo/movimento che nasce nel non rispetto della Comunita'.
Boh, misteri della societa' italiana!!!
baci privatissimi
ps. si lo so che non si deve fare di tutte erbe un fascio, infatti parlo della mia esperienza dei CS, ma anche del movimento che parte con l'espropriazione delle proprieta' comunali.
Di Vesnuccia (del 11/09/2004 @ 02:24:35, in Ricordi, linkato 647 volte)
Oggi pomeriggio Pulp ed io siamo stati al cinema, e aspetando che il film inizi, visto che la pubblicita' l'avevano gia' fatta facevamo due chiacchere. Tra una cosa e altra notavo che il cinema era quasi vuoto. "Normale, sono le 17.30, la gente normale è al lavoro ancora!" mi dico fra me e lui. E fin qui tutto bene.
Dopo neanche 2 secondi mi sono ricordata che stiamo seriamente pensando di andare a vedere "La Boheme" a ottobre, di pomeriggio (visto i prezzi che ci sono) e ho quasi esclamato:
"Ma lo sai che se ci andiamo in pomeridiana ci ritroviamo in mezzo alle scolaresche?!"
Pulp mi scopio a ridere in faccia e pure con gusto!
Insomma oggi ho scoperto che da voi durante le scuole superiori non è obbligatorio andare a teatro.
Vi spiego meglio.
Quando io stavo facendo le scuole superiori da poco era entrata in vigore una riforma scolastica, che abboli tutti i licei (quello che da noi chimavano "gimnazije") e rimarono solo le scuole superiori. Tutte duravano 4 anni. I primi due anni erano praticamente identici da per tutto, anche se uno faceva la scuola superiore edile, tecnica o turistica, con magari leggermente piu' o meno ore per le materie piu' importanti per il futuro mestiere. I due anni restanti erano di specializazione, dove c'erano molte ore di pratica e labaratorio. Io la pratica lo fatto un anno in albergo e uno in agenzia turistica, una mia amica che fece la scuola superiore medica lo fece in ospedale.
La scuola serviva per darci un mestiere e ci insegnarci dei fondamenti. Poi se uno era dotato e voleva fare l'universita, faceva gli esami d'amissione (obbligatori per tutte le facolta') e se passava in qualche maniera con le borse di studio e camere di case degli studenti si faceva anche l'educazione superiore.
Pero' anche se la scuola era abbastanza terra terra, c'era l'obbligatorieta di vedere un opera, un operetta e un pezzo teatrale all'anno, una mostra d'arte e un museo con esposizione fissa. Ovviamente essibendo le prove (eravamo ragazini e certe volte era piu' invitante uscire con amici che vedersi un operetta ) e una relazione sulla opera/mostra/museo vista/o.
Opera/operetta rientravano con la mostra nella materia Arte, pezzo teatrale in Letterature comparate e visita al museo o in Storia o Beni Culturali.
Da noi era obbligatorio farlo, forse per questo qui non si fa.
Qui andare a scuola è un diritto non un dovere.
Una cosa, anche se era obbligatorio le cifre spese per farlo erano irrisorie. Da noi i ragazzi scolari/studenti hanno tutti un tesserino scolastico che gli da diritto a uno sconto altissimo. Per noi al epoca era uguale se andavamo al cinema o a vederci un opera a teatro come spesa. E credo che se non fosse stato obbligatorio molti ragazzi che andavano con me a scuola non avrebbero mai visto un opera dal vivo in vita loro. Ma non tutto è oro cio' che lucica e chi non ha letto i miei post precedenti, anche qui parlo di scuola.
Di PULP (del 19/08/2004 @ 16:04:31, in Ricordi, linkato 1462 volte)
Ai miei tempi si diceva Vecchio,
e già questo e' un motivo per essere Vintage!!!
Scherzi a parte, non potrei mai dire ai miei tempi,
non mi sento ne sono vecchio, e percio' non me lo posso permettere.
Quando devo pensare a quanti anni ho ci metto sempre un attimo,
ma solo perche' non mi capita cosi' spesso,
quand'ero piccolo non vedevo l'ora di arrivare ai 18 per essere maggiorenne,
per poter guidare la macchina, ed ecco che allora avere 12 anni significava essere piccolo,
non poter fare un sacco di cose, e un sacco d'altre non poterle fare da solo...
Poi a 13 la passione per il motorino, e allora ecco che non vedi l'ora che arrivino i 14.
Neanche a dirlo subito due nuovi traguardi importantissimi, i 16 anni (ah, poter portare una moto,
una cosa che nulla di ...ino dovesse avere).
E poi i sospirati 18, attesi per poter fare tutto, essere liberi...
Guidare, votare, non avere piu' limitazioni, essere indipendenti!
Beh, sull'indipendenza poi ci sarebbe un bel po da dire...
Si', io ho avuto la "fortuna" di andare a stare lontano dai miei dopo i 18,
ma la vera libertà, che significa anche indipendenza economica, l'ho conquistata un bel po
di anni dopo.
E poi ancora devo capire di quale liberta' si tratti, visto che da allora in poi i soldi
sono diventati uno dei pensieri in più che prima non si avevano!!!
Comunque poi i 20, 25, 30 anni sono passati senza grossi patemi e sofferenze.
Sono una persona felice, e vivo i miei 33 anni bene.
Poi del futuro non si puo' mai dire, magari avro' la crisi dei 40enni,
che devono sbavare dietro alle 18enni!!!
Mah, lo sbavare non mi preoccupa piu' di tanto, il rincitrullimento che lo accompaggna gia' di piu'!!!
O magari ce la faccio a vivere (si spera) tranquillamente anche veleggiando verso
i 50, i 60 e chissa'!!!
Percio' 33enne di belle speranze (hehehe quelle non passano mai!) mi ritrovo da un
paio d'anni a sentire questa storia del Vintage...
Prima occasionalmente, poi sempre piu' spesso, beh, vecchio e' una parola che fa paura,
Vintage, con questo accento straniero invece fa moda...
Negli ultimi giorni pero' sta diventanto qualcosa di piu', una specie di ossessione...
Si', perche' io e Vesna ci prendiamo sempre piu' in giro dandoci del Vintage,
giacche' tutte le cose che conosciamo sono cambiate,
e non ci riferiamo alla musica, la moda o altro, ma a cose molto piu' semplici come gli sport!!!
Bello poter seguire almeno un po le olimpiadi, ma poi vedi che il cavallo non è piu' come te lo ricordi tu,
adesso e' diventato una cosa strafiga a vedersi e forse piu' facile da usare.
Gli esercizi alla sbarra adesso si fanno con una specie di guanto-protesi che consente di agganciarsi piu' agilmente,
e io penso alla mia incapacita' quando ero piccolo a fare gli esercizi perche' le mani scivolavano,
agli atleti, che avevano vesciche e calli, e che quindi con il sudore e il sangue
all'inizio mostravano la loro passione.
Ma una delle cose che più di tutto ci ha sciccato è il nuovo tipo di tappetini su cui vengono eseguiti
gli esercizi!
L'uscita dagli anelli, o dall'esercizio alla sbarra, e ancor piu' l'atterraggio dopo il cavallo
erano quanto di piu' bello fosse possibile vedere.
Una vera e propria arte, quella di atterrare con i piedi uniti,
e di ammortizzare l'atterraggio con le caviglie per far si' che quei piedi
non si muovessero neanche di un centimetro!!!
Ed ecco che eri li' a domandarti come facessero, a darti quell'illusione di carta moschicida,
o del piu' potente nastro biadesivo sotto i piedi...
Ed ecco che vedevi subito quelli meno bravi, o meno fortunati a volte, che forzando l'uscita
mostravano quel goffo passetto che gli portava una o piu' penalita'.
Goffo passetto?
Avete visto le ultime olimpiadi?
E sto parlando di finali delle olimpiadi, mica qualificazioni intercomunali!!!
Adesso, i pur bravissimi atleti all'uscita degli esercizi atterrano su questa roba cedevole
e disgustosa, che cede sotto i loro piedi, e poi si solleva dal pavimento sottostante spostandosi, e costringendoli
il piu' delle volte ad uno, e in alcuni casi a piu' di un passo.
Ed ecco che allora le giurie votano diversamente, prima se facevi un passo perdevi punti,
ora viene praticamente considerato normale.
E poi, vedi uno che fa un'uscita perfetta, che si inchioda li' sul tappetino, in una
maniera direi disumana (pensi a matrix o cose simili), e la valutazione e' come tutti gli altri...
Eh, ma allora chi se ne frega di fare una bella uscita, tanto vale forzare e fare i passetti dopo, tanto...
Personalmente trovo molto piu' elegante rimanere ancorati al punto in cui si atterra, e ancor piu' belle
le uscite dagli esercizi che si vedevano prima, molto piu' aggraziate e che davano l'impressione di veri ginnasti,
che facevano cose che tu non avresti mai potuto fare, mostrando grazia, precisione e forza.
Sicuramente le scelte di diversi materassini saranno dovute a motivi di sicurezza, ci si fara' anche meno male adesso,
soprattutto le articolazioni saranno meno sollecitate, ma stiamo parlando di olimpiadi,
sono atleti ben preparati, che sanno anche fare le uscite, e che quindi sarebbe bene
potessero mostrarle a tutto il mondo, rendendo meno goffo il loro esercizio...
Ed ecco che quindi sono Vintage, vhe mi piacciono le cose di un tempo,
trovo delle esagerazioni, come quella che oramai in moto vanno tutti bardati come dei PowerRanger
anche se devono solo fare 200 metri in citta'.
E ripenso a quando, in moto, d'estate, ci andavo solo con costume e magliettina. Il casco sempre allacciato bene in testa, e magari pure luci accese, anche di giorno!
come diceva e dice ancor oggi un'altro Vintage, Nico Gereghini.
Poi le cadute, scivolate, o incidenti ci sono...
Ho consumato e strappato qualche costume, pantaloncino, magliette e giubbotti,
oltre a qualche graffietto su gomiti e ginocchia, in qualche caduta con la moto.
E lo stesso anche quando cadevo dalla bici.
Ritengo siano cose normali,
e non ci sia bisogno del casco per i bimbi che cominciano ad andare in bici (come anche le pubblicita' ci mostrano)...
E mi fa piacere quando incrocio un centauro che va solo con jeans, magliettina e casco, ma che sicuramente si gode
la moto e l'estate.
Poi, se si viaggia, ben vengano tutte le protezioni, imbottiture o che, ma ogni tanto, almeno
in città, almento ad agosto, una bella magliettina e pantaloncini corti vanno piu' che bene.
E cosi' anche per i bimbi, ancora li' con le rotelle o appena tolte,
magari un po di liberta' gli fa bene, poi, se cominciano ad andare veloci, o in luoghji trafficati o altro,
va benissimo anche il casco, e magari pure para-ginocchia e para-gomiti!!!
Si', sono proprio Vintage,
tanto che pure il tavolo da ping-pong delle olimpiadi mi sembra decisamente piu' piccolo di quello
su cui giocavo a casa, o in oratorio!!!
E mi rassegno pure a tutte le variazioni nella pallavolo, con la linea sul campo che si e' spostata ai 3 metri,
i ruoli che sono cambiati in campo, per quel che riguarda il ruotare dei giocatori,
e soprattutto per l'assegnazione dei punteggi:
adesso vengono assegnati sempre, prima c'era solo il cambio battuta,
e le partite a volte diventavano molto piu' lunghe e appassionanti.
Ma ora tutto si fa per lo spettacolo, che esige velocita', ritmo...
E allora mica si puo' pensare che magari dopo mezzora due squadre sono ancora 4-3 o cose del genere,
meglio se in mezzora si sono gia' fatti due set.
La partita fra Italia e Brasile e' stata appassionante, ma non sempre e' cosi',
e ripenso alle partite lunghe e sofferte.
Gia', sofferenza in campo, ma che alla fine era anche premiata dalla vittoria con un'entusiasmo maggiore.
Partite piu' lente, come quelle del tennis, dove c'erano i pallettari, dove le partite duravano tanto,
con John McEnroe e Bjorn Borg, o con quello che era il mio idolo Ivan Lendl, uno che ti faceva impazzire
sul campo mettendoti le palle dove voleva, ora su un incrocio del campo, ora dall'altro lato...
Gia', altri tempi, sono proprio V I N T A G E ...
Di Vesnuccia (del 20/07/2004 @ 17:28:36, in Ricordi, linkato 654 volte)
Ormai anche gli ucellini sanno che mia mamma nn è una gran cuoca. Almeno non lo ero fino alla mia dipartita dal nido famigliare, 13 anni fa. Anzi lei e mia nonna facevano a gara chi cucinava peggio e avevano anche la faccia tosta di lamentarsi della pessima cucina dell'altra.
Una volta che sono partita io e che mia mamma per varie vicisitudini ha smesso di lavorare,tutto d'un tratto, ha avuto un sacco di tempo libero, nonostante mia sorella ancora andasse a scuola.
Cosi ha scoperto il rito di fare le conserve, o meglio, Una Conserva, o vero Ajvar.
Ajvar ovviamente si fa d'estate, quando i peperoni di un certo tipo sono belli maturi. Questi peperoni sono picoli e giallo/verdi come nella foto e di varieta che di nome fa Babura, o tradotto papale papale Nonnaccia (vecchia, brutta e grasoccia). I peperoni ovviamente venivano dal est, dalla Macedonia per essere precisi, con dei camion pieni di retine da 20 kg e un sacco di angurie, che cosi buone non le ho mai piu mangiate.
Di solito Ajvar si faceva fine agosto.Una mattina presto si partiva per il mercato generale ortofruticolo (che era fuori citta') e si sceglieva una retina da 20/25 kg di peperoni, e per fare la cosa piu' dificile le melanzane (altro ingrediente indispensabile) si comprava al mercato di centro citta'. Non ho mai capito il perche.
Poi si andava a casa e ci si spogliava. Si lavorava vestiti solo di mutande e maglieta bianca, anche perche a casa, senza l'aria condizionata e con il forno acesso sembrava di strare in un Hammam, ma senza la possibilita di andare nel Tiepidarium. La cosa piu lunga da fare era fare al forno tutti quei peperoni e melanzane. Certe volte bastava solo una giornata, certe volte per il mal di testa no. Una volta cotta al forno una parte si chiudevano ancora caldi in un sachetto di plactica (ovviamente con il piatto) e si lasciavano cosi per un mezz'oreta. Questo facilitava la parte che veniva fatta da mia sorella (e me quando c'ero), o vero levare tutte le pelicine e i semini. Vi auguro di non dovere avere a che fare con mia madre o qualche sua sorella gemella divisa alla nascita' in questo momento del rito, se no vi guarderete bene a non fare un lavoro Perfetto!!!! Dopo una giornata di duro lavoro, nonostante la doccia si andava a letto con la Puzza Apolitica dei peperoni e melanzane nel naso e si pregava San Antonio di farli andare a male durante la notte, cosi il giorno dopo non dovevamo girare per 8 ore continuamente senza Mai fermarci un pentolone che pian piano diventava una delizia che risuscitave i morti, ma che dopo averla fatta non avevamo neanche la forza per assagiare.
Io per mia fortuna, mi sono trovata raramente a casa durante la preparazione, ma ho capito una cosa: mia madre quando ci si impegna impara anche a dirigere i lavori egregiamente , ma se fosse stata capocuoco in qualche albergo o ristorante i cuochi e aiuto cuochi sarebbero morti di fatica.
Di Vesnuccia (del 01/06/2004 @ 00:12:55, in Ricordi, linkato 664 volte)
La vendeta' ha mille sfacetature. Questa che vi racconto è una vendeta assurda. Se dietro non ci fosse una famiglia assurda nn ci sarebbe stata neanche la vendeta.
Vi ricordate quel mio zio Jadran che pescava in modo non tanto ortodosso i polipi?
Quando era piccolo Jadran era un birbantello. Ogni estate lui e sua sorella passavano le vacanze estive in paese (sull' isola) e si divertivano nuotando, pescando e facendosi la guerra con altri ragazzini. Erano fortunati ce ne erano altri due della loro era. Sua sorella era piu grande di lui di due anni ( al epoce ne aveva 10 di anni), ma era anche una feminuccia ingenua. Gli altri due erano ragazzini che facevano banda con Jadran. Un giorno Jadran si invento il modo come passare la giornata. Spari per tutta la giornata con gli amichetti e la sorella rimase da sola. Lei leggeva tanto percio' quella giornata di tregua le andava anche bene. Nel pomeriggio, tornarono tutti e tre e la fecero scendere dal terazzo perche le "dovevano far vedere un roba segreto". Quando finalmente li ragiunse dietro la torre le fecero vedere una busta di carta con quello che sebravano dei ciocolatini, quelli che sembrano le paline di cioccolata insomma. Lei golossisima ne divoro un 5/6 prima di rendersi conto che era cacca di capra. Ovviamente Jadran le prese, sia per lo scherzo che per le risate che si fece, e la sorella pianse tutta la notte per l'umiliazione subita. Per anni gli altri due ragazzini la chiamarono "la Mangiatrice di merda".
Passarono anni. La sorella di Jadran si laureo in Scenze Politiche e divene la rapresentante della Jugoslavia nel Commitato delle Donne nelle Nazioni Unite.
Ormai era una donna affermata e tornava solo ogni tanto dalla famiglia. Quel anno capito che per lavoro dovete tornare a Spalato durante l'estate e cosi ando anche al paese per un weekend. Passo un sacco di tempo con il suo nipotino di 6 anni e gli diede gli stessi cioccolatini che anni prima mangio per colpa del fratello. Jadran divento una furia, ma le acque si calmarono quasi subito.
Passarono degli anni. La sorella di Jadran si sposo con uno sloveno e per lavoro di lui si trasferirono a Parigi. Ebbero un figlio. Il piccolo sofriva di asma , cosi ogni anno d'estate lo portano al paese. Qualche anno fa il bimbo era gia un ragazino di 7 anni e passava molto tempo non con il cugino grande, ma con quello piu piccolo che lo passava solo di 3 anni. Il cugino gli fece uno scherzetto. Gli fece credere che la caca delle capre fossero dei cioccolatini. Il ragazzino pianse e lo disse alla mamma. E la mamma gli disse: " Non ti preocupare, verra' il momento giusto per rifarti. Magari non presto, pero' vedrai che vera'."
Meno male che è famiglia acquisita!!!
Hehehhehehhe
Di Vesnuccia (del 28/05/2004 @ 15:30:36, in Ricordi, linkato 771 volte)
Un po' di giorni fa Spin ha dedicato un post ai suoi ricordi di fanciulezza e le sarde, che mi hanno fatto pensare a un episodio del infanzia di mio padre.
Al epoca mio parde aveva sui 6 anni e mia zia sui 8. Mio nonno era un pensionato di guerra (2° mondiale) ma nella vita cmq nn ha mai smesso di lavorare in qualche modo. In quel periodo faceva il pescatore e a casa si faceva le sarde sotto sale che poi vendeva.
Nella cucina dalmata le sarde non mancano mai , e quelle salate si mangiano a merenda su pane del giorno primo e un goccio di olio, e di contorno si mangia una forchetata di bieta aglio olio. Una cosa leggera insomma!!!
Lui li preparava da solo, puliva le sarde, le sviscerava, le sfiletava, ci levava le lische e la testa, le metteva in un bidone di plastica pesante, ci faceva un strato di fileti di sarde crude e le condiva con il sale grosso, continuava cosi fino in cima del bidone. Una volta riempito ci abbiungeva del olio d'oliva buono e poi lo chiudeva con un coperchio piu' piccolo del bidone mettendoci sopra dei sassi giganti che premevano su tutto sto ambaradan di poveri pesciolini.
E' una roba deliziosa secondo me se mangiata con parsimonia (una volta ogni tanto) su un po' di pane e burro. So che vi sembra strano l'abbinamento ma dovete provarlo per capire quant'è buono!
Le sarde erano pronte solo dopo un mese di presatura. Mio nonno li mangiava a merenda, come da tradizione, verso le 17 quando tornava a casa, e quando gli inglesi si sorsegiavano il loro te'.
Ai ragazzi non era consentita sta prelibatezza perche era comunque molto forte come sapore e mia nonna paterno nonostante tutti i suoi difetti non voleva che i figli stessero male con il pancino.
Pero un giorno i ragazzuoli lasciati da soli in casa hanno scoperchiato "il vaso di Pandora" e hanno mangiato una sarda a testa. Solo dopo averne aprezato la delizia si sono resi conto che hanno iniziato un nuovo "strato" di sarde e hanno pensato che forse era meglio finirlo tutto se no il padre se ne accorgeva. Hanno mangiato una cosa tipo 20 sarde a testa! Non hanno fatto pero i conti con il sale che lascia i segni sulla pelle. Infatti le loro bocccucce erano piu rosse che il sederino di una scimmia!!!E ovviamente il padre se ne accorto subitissimo!
Quel episodio è stato racontato un infinita di volte e sempre a merenda davanti un piatto di sarde salate.
Di Vesnuccia (del 11/05/2004 @ 11:24:16, in Ricordi, linkato 996 volte)
Dove eravamo rimasti?
A me dento la cantina...E un periodo ripeto non durato tantissimo (fortunatamente). Con la fine dei bombardamente pero' non abbiamo smesso di andarci la notte. La paura cmq è rimasta. Per la mia citta' le cose andavano meglio, ma per il resto del paese no.
Dalla televisione italina (grazie a Dio l'antenna era ancora funzionante) avevamo due campane da sentire, e proprio quella ci disse che Vukovar, che era assediata da piu di un mese era caduta, la stessa notizia l'hanno data alla tele nazionale solo 2 settimane dopo. Vukovar in questa guerra era un simbolo, non doveva cadere perche al confine con la Serbia, ma a un certo punto il nuovo governo ha deciso che non valeva piu' la pena combatere per essa e ha smesso di inviare le munizioni. Con lei ha sacrificato molti ideali dei ragazzini che erano a fare la guerra, e molte vite umane.
Spalato divene un centro di accoglienza per i profughi. La citta di 300 000 abbitanti , sfioro mezzo millione. Tutti gli alberghi, palestre, scuole erano pieni di persone che sono scapate con solo quello che avevano adosso al momento.
Un giorno mi sono presentata in albergo dove l'anno prima avevo fatto la pratica e ho cominciato ad aiutare. Non a fare volontariato (che gia la parola mi sa da figho anche se nn dovrebbe), ma aiutare gente che a perso tutto. Ho fatto una miriade di cose. Da fare elenchi di persone presenti che poi mandavamo a un centro specifico che cercava di ragrupare le famiglie imparentate, a lavare le singore anziane, a portare cibo, e a cercare disperatamente tranquilizanti per persone che non dormivano da settimane. Ho visto per la prima volta i bambini con i capelli bianchi con degli occhi lucidi e coscenti, perche si diventa cosi quando si esce dal inferno, quasi insensibili alle carezze se vivi senza i tonfi delle bombe. La solidarieta' tra queste persone era estrema. Non solo il fatto che vivevano a nuclei famigliari per stanza, ma anche che avevano perso tutto per la stessa causa li acumunava. Non uscivano quasi mai apparte per i pasti e alle 16 quando usciva la lista ufficiale dei morti in combatimento che ci arrivava via fax. Volti distrutti che cercano e sperano di non trovare un nome. Volti che si ombreggiavano ancora di piu', ma come se nn avessero piu' fiato non dicevano una parola. Non si piangeva e non si strilava. Si moriva dentro.
C'erano donne incinte, mamme dei figli che nn avrebbero mai voluto avere, ma che sapevano che la vita è una benedizione anche se arrivata da un atto di violenza. Me ne ricordo una in particolare che aveva il marito sul fronte. Lui non sapeva nulla, e quando la vide era al 6° mese. Ero presente (perche stavamo lavando la suocera anziana) e non ho mai visto mai una scena piu' forte e straziante. Gli si riempirono gli occhi dalle lacrime. Le disse :" Ti hanno...?" lei rispose :" Si."
Lui si inginocchio e baccio il pancione piangendo come un bambino.
Adesso smetto un po'...tante cose rivivendole portano il magone dietro.
baci da ricordare
Di Vesnuccia (del 10/05/2004 @ 12:29:21, in Ricordi, linkato 1106 volte)
Dove eravamo rimasti?
Insomma, per un periodo ho aiutato e ho visto cose che non avrei voluto vedere.
Poi sono arrivati i Caschi Blu e con loro il contingente italiano. Molti di loro sono stati spediti diretamente al interno, pero' un gruppo (non so come chiamarli corettamente) è rimasto nei dintorni della citta'. Li si vedeva arrivare anche in albergo e dopo un po' mi hanno chiesto se potevo fare da interprete nelle 'ispezioni sul campo'. Cosi a un certo punto aiutavo in albergo ma quando mi chiamavano andavo anche con gli italiani per la campagna croata. Che sarebbe stato anche piacevole se di mezzo non c'era la guerra.
Gli italiani dovevano monitorare un 300 km di diametro intorno a Spalato, che detto cosi non è manco cosi tanto, peccato pero' che in questi 300 km stava succedendo un casino. Una grande comunita'serba che dalla notte dei tempi viveva nei dintorni di una cittadina chiamata knin ha proclamato la indipendenza dalla Croazia; sul confine tra quella che è oggi Bosnia e Hercegovina e la Croazia,(al epoca era ancora Yugoslavia) c'erano dei scontri non indiferenti. Tutti combatevano con tutti per un pezzetto di terra o per vendicare un parente rimasto ucciso in da non si sa bene chi. La pazzia e l'odio nella guerra è una cosa normale. Brutta ma normale. Perche l'odio mangia dentro e divide anche famiglie che da sempre si sono volute bene. Nel mio condominio (al epoca gia' tutta gente in pensione, ma ex militari) di famiglie mistissime ho visto figli rinegare padri e madri, e cambiarsi il cognome per sembrare "piu'" Croati di quello che erano; genitori rinegare figlie perche fidanzate o sposate con una persona non della stessa nazionalita loro.
Ma ritorniamo a noi. Di solito le 'gite' si facevano perche c'erano state delle segnalazioni di scontri. Di solito si partiva prestissimo e si tornava la sera anche perche non era proprio il momento di passare le nottate fuori, neanche in citta' figuriamoci in campagna, dove tra militari e criminali mica si poteva fare una distinzione netta. Con una buona dose di fortuna ci si arrivava che tutto era finito o quasi. Lo 'stress' vissuto in quel periodo era decisamente diverso da quello 'in cantina'. Era paura allo stato puro. Un sentimento indiscrivibile quasi cristalizzato in un immagine di muri quasi buttati giu dalle mitragliate prese. I resti sono vissibili tutt'oggi. Molte di quelle case ancora oggi hanno un muro lasciato com'era e se vi fatte la Spalato - Zara li potete vedere e farvi un idea.
Se eravamo 'sfortunati' invece trovavamo ancora gli scontri che non per la nostra presenza finivano o 'smorzavano il tono'. Era brutto, estremmamente brutto.
Il mio compito era sia tradure ai natii che agli italiani, ma anche fare una specie di tappo tra
due o tre gruppi schierati, o semplicemente consolare i vecchi che con quella guerra stavano perdendo tutto: la famiglia, la casa, gli animali, ma il loro pezzo di terra non lo volevano lasciare. Certe volte ci riuscivo, certe volte no. Non piangevo. Ormai ero diventata quasi insensibile al dolore fisico provato dagli altri, insensibile alla morte violenta e alle sue proiezioni. Fino a quel giorno. Era un giorno sereno almeno per quanto riguarda il tempo. Sara' perche il cielo deve darci qualcosa alla qualle agraparci. Quella volta era il celo limpido, la luce del sole, la brezza. Si stava bene. Se uno chiudeva gli occhi stava in pace con se stesso. Stavamo andando in gita verso la Bosnia, in un paesino sul confine che aveva una maggioranza musulmana (e qui potrei aprire un dibatitto di come mai siamo l'unico paese nel mondo dove una religione è diventata una nazionalita').Come sempre siamo partiti presto a seguito di una segnalazione di un paio di giorni prima. Avrebbe dovuto essere una ispezione come tante altre. Invece non lo fu.
In quella giornata cosi splendida davanti ai nostro occhi ci trovamo una sciena di masacro. C'era una calma quasi finta, sembrava che si fosse fermato il tempo. Il paesino dov'eravamo era piccolissimo. Erano 4/5 case su una strada secondaria, una chiesetta, un negozio di alimentari e sementi piccino e una specie di bar. Quello che ci inquietava è che non c'era nessuno. I segni di guerra c'erano anche qui pero' nelle case era rimasto tutto come sospeso. La radio era accesa, cosi come la luce, la stuffa era ancora calda, gli animali giravano liberi in paese. Dopo aver girato tutte le case e non avendo trovato nulla stavamo convicendoci che la gente o è scapata via in fretta e furia o è stata portata via. Ce ne stavamo quasi andando quando ho notato che i maiali sembravano andassero tutti nella stessa direzione. Incuriosita' li segui a debita distanza perche ero impaurita da questi animali cosi grossi. Stavano tutti dirigendosi dietro la chiesa. Apena mi sono affaciata ho visto qualcosa di strano che un maiale stava spingendo con il muso. Era un bracino di un bambino. Piccolo, troppo piccolo. Rosa e nudo. Esangue. Mi si è stretto lo stomaco e mi si è anebiata la vista ma non ho perso i sensi. Ho solo gridato. E il maiale si è spaventato ed è corso via. Quello che abbiamo scoperto non è stato scritto su nessun giornale ne televisione. Il massacro di 5 famiglie tra l'altro miste non faceva notizia in confronto con la pulizia etnica (visto che era un gruppo misto di pulizia nn si trattava) o con i campi di concentramento.
Era una cosa da normale 'amministrazione'.
Il corpo della bimba fu trovato lontano dagli altri. Non si è capito come mai, ma non credo che mi aiuterebbe saperlo. La mia mente si è fatta un raggionamento tutto suo durante 5 anni di miei incubi noturni, e credo che uno di quei incubi spiega cosa sia succeso due giorni prima del nostro arrivo. Perche solo il delirio di un incubo puo' assomigliare a quello che ho visto quel giorno.