pensieri sparsi
Storico : Ricordi


 
 

Le madeleine

Di Vesnuccia (del 30/05/2011 @ 00:35:15, in Ricordi, linkato 971 volte)

feta

Credo che ognuno di noi abbia le sue madeleine, sapore che ti riporta nel passato, che apre la mente e papile gustative ai luoghi lontani da tempo non pensati piu.
Io ne ho svariati, alcuni rimangono solo dei ricordi perche senza una ricetta è difficile che io possa replicarli, come il ripieno al formaggio fresco, uova e zucchero che faceva mio padre per le crepe al forno, altri invece sono alla portata di banco frigo del supermercato bio.
Mio nonno era montenegrino. Nato in mezzo alle montagne in una famiglia che aveva sia le vacche che le capre era una specie di Peter di altri tempi che si emancipo molto presto scapando via di casa ancora minorene per andare a fare il partigiano. La guerra e poi carriera militare lo porto lontano da casa e molto lontano dalle sue montagne. Si inamoro di una bella ragazza, partigiana anche lei, che pero sofriva di polmonite e la segui alla ricerca della salute alla riva del mare. La ragazza pero non guari' e mio nonno dopo un paio d'anni sposo mia nonna. E rimase in riva al mare che imparo' ad amare.
Ma d'inverno quando soffiava la bora e il cielo era griggio la sua nostalgia di casa aumentava e si sentiva con la famiglia. Famiglia numerosa che ha aiutato fino alla morte, prima mandando una percentuale dello stipendio e poi della pensione, cosa che mia nonna non è mai riuscita a digerire , anche perche la famiglia era si numerosa ma mica sproveduta.
Ed è proprio d'inverno che con la corriera arrivava un bidoncino bianco, alto 50 cm e di diametro altretanto, pieno. Quando lo si apriva l'interno soprendeva con un sasso piatto che teneva a fondo il formaggio simile alla feta greca in salamoia fatto in casa. Il bidoncino "alloggiava" sul balconcino della camera dei nonni che dava sul nord e che non vedeva mai il sole. Ho sempre pensato che lo tenesse li non solo perche piu fresco ma anche per evitare che qualcuno si possa servire senza che lui lo vedesse : - ). Il formaggio di solito si mangiava a cena con una bella insalata di pomodori. Niente di complicato ne particolare, sapori antichissimi.
Sapore salato, gustoso na semplice e genuino che da allora asocio a mio nonno, a tante cose che mi ha insegnato anche solo con la sua presenza seria e autorevole ma anche premurosa e dolce, some solo un nonno puo' essere.


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Certe volte bastano pochi secondi ...

Di Vesnuccia (del 29/09/2009 @ 23:59:37, in Ricordi, linkato 791 volte)



... di una canzone per essere preso da un vortice di ricordi. A me , e probabilmente per i miei coetanei, la musica degli anni 80, fa quest'effetto. Sarà perche ci si ricorda l'adolescenza? I primi sconvolgimenti ormonali? Chi sa...
A casa mia, che poi era casa di mio nonno, non ce mai stato uno stereo. Mio nonno si sentiva le sue partite trasmesse sulla sua radiolina, mio padre in ogni viaggio si comprava un mangianastri che poi regolamente lasciava a bordo e si portava solo le casette. Percio il mio avicinarmi alla musica è stato dovuto al walkman regalatomi al 10imo compleanno. Regalatomi insieme ai pattini :D ma ovviamente insieme non li ho mai portati fuori casa.
Il walkman era arrivato dagli Usa ed era tecnologissimo, aveva anche la radio e quanche anno piu in la spesso mi adormentavo con le cuffie in testa.
Era l'Era del Pop, e anche sa da noi i Duran Duran non erano seguiti quanto i Spandau Ballet, i Cure, Michael Jackson o i Queen era tutta musica che si ricorda tutt'ora. Ma la cosa bella è che non ci si ricorda di un singolo ma di interi album. Cosi come bersi un bicchier d'acqua, anche chi come me non possedeva chi sa quante casette, tutte rigorosamente doppiate da amici che avevano uno stereo con doppia casetta.
Uno di questi era/no (io mi ricordo interamente ii primi tre) gli album di Sade.
Il suo secondo album in particolare mi ricorda un estate, probabilmente estate del 1986 o 1987. Quel anno siamo andati dalla sorella di mia nonna per stare un po con lei e far uscire di casa mia nonna. Da qundo era morto mio nonno come da usanze mia nonna si è messa il lutto, sigilato l'antenna della televisione e usciva molto ma molto poco. Cosi siamo andate tutte dalla zia a Vrboska, ammena cittadina di 500 anime, sulla isola di Hvar, che vedete in questa fotina qui accanto. Era e rimane la piu piccola citta del isola, con un supermercato, un bar e una pasticeria. I tabacchi/giornaliai erano due : - D.
Una botta di vita : - D!
Cosi quando dopo un po ci ragiunse anche la cugina di mamma, andamo, qualche volta al bar con lei e il suo fidanzato. Mi ricordo che l'album di Sade girava in continuazione sul loro stereo con modalita "fronte/retro" che io non avevo ancora visto, avevano uno stereo d'avanguardia! Credo che tutta l'estate abbiano messo solo esclusivamente quella casetta : - D
Un altra cosa ricordo di quel estate, che a ripensarci mi vien da ridere.
A un certo punto mia madre ritorno a Spalato, e lascio me e mia sorella con la nonna. Davanti alla casetta dove stavamo c'era una famiglia non del luogo, ma che li avevano fatto la casa per le vacanze, con due figlie della mia eta', magari 1 anno piu grandi. Dopo pranzo le sorelle andavano in camera loro (per me cosa fighissima*) a sentire musica e io spesso mi agregavo. Capita che quando si è adolescenti si canta sopra le canzoni, specialmente se sono molto orecchiabili : - D. Cosi un pomeriggio abbiamo cantato a squarciagola questa e mia nonna ci ha sentito.
E indovinate un po' cosa successe il giorno dopo? Eravamo sul traghetto per tornare a casa!!!! Ovviamente mia nonna non sapeva una parola d'inglese ma una parola l'aveva capita. Adesso mi viene da ridere, ma al epoca mica avevo capito come mai tutta questa urgenza di tornare a casa!!!!

* - io la camera singola l'ho sperimentata solo una volta che me ne sono andata in italia, fino ai miei 18 anni ho dormito con mia madre, con mia nonna e alla fine con mia sorella.

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Francobolli

Di Vesnuccia (del 09/06/2008 @ 12:57:03, in Ricordi, linkato 1305 volte)



Quando Lo Sposo mi disse che avrebbe aggiunto una sezione di Filatelia sul sito sono entrata nel vortice dei ricordi
A casa mia non si raccoglievano i francoboli quando io ero piccola anche se tra lettere e cartoline a casa nostra ce n'erano di tutti i paesi del mondo. Anche da piccola ho notato che i piu belli erano quelli dei paesi piccoli e magari del terzo mondo come li chiamiamo adesso (io non sapevo dell'esistenza di questo termine all'epoca, probabilmente perche ne facevamo un pochetto parte anche noi). Come se questi paesi cercasero la rivincita proprio nei francoboli. Le cartoline e lettere che ci arrivavano dal Egitto, India, Tahiti, Corea, Costa D'Avorio avevano sempre dei francobolli ricercatissimi, spesso e volentieri erano riproduzioni di tavole botaniche meravigliose, immagini di animali e monumenti esotici, in poche parole piccoli capolavori. Niente a che fare con i timbri delle macchine marcatrici che ci arrivavano dalla Germania, Inghilterra, Olanda o gli Usa, brutti e insignificanti, che toglievano tutta la poesia alla lettera o cartolina.
E cosi come i paesi del terzo mondo cosi anche la Jugoslavia aveva francobolli belli. Probabilmente anche i paesi ricchi ed evoluti ce l'avevano ma erano usati come "reperti" filatelici non sicuramente come semplici e utili francobolli, cosa che invece aveniva da noi. E cosi mio padre dal altro capo del mondo si vedeva arrivare i plichi di giornali e fumetti stretti in un rotollo di carta da pacco color avana tapezzato di francobolli magari con i monumeti alle 6 contro ofensive partigiane della 2° guerra mondiale in Jugoslavia, o immagini di parchi nazionali, con tutto il carico di sentimentalismo e emozione che credo susciterebbe in ognuno di noi se stessimo lontano da casa per mesi. Io tutt'oggi guardo attentamente i francobolli sulla poca posta che ricevo e me ne dispiaccio quando mi rendo conto che a Natale non ce un francobollo decente da appicicare sulle buste che partono con gli auguri.
Ma basta divagare : - P ...
Credo che io stessi gia al universita, quando a mia sorella venne la passione dei francobolli. L'ha contagiato il nostro cugino, un anno piu grande di lei.
Toni l'estate prima l'ha passato a Parigi dalla zia paterna. La zia paterna a Parigi ci viveva perche ha seguito il marito che li ha trovato il lavoro presso una importante Banca, mentre lei ha dovuto dimettersi dai suoi ruoli politici internazionali. Per questo fatto lei cade in depresione e mentre Toni era li lei dormiva quasi sempre (cosa che scoprimo molto tempo dopo). Fortunatamente per Toni lei abbitava in centro e nonostante la sua giovane eta' aveva il permesso di uscire da solo. E cosi lui scopri il mercatino di francobolli, quello del film "sciarada" con Audrey Hepburn e Cary Grant. Lui torno a casa con un pacco di francobolli e una grande passione che passo al suo fratello piu piccolo (non sia mai che i fratelli piu piccoli rimangno inietro con le passioni!) e a mia sorella.
Al inizio gli bastava guardarsi i francoboli comprati, poi alcuni li scambiava con mia sorella che a casa ne aveva a bizeffe e poi cominciarono ad andare (loro tre) in un posto dove scambiavano e compravano francoboli con altri. So che qui adesso sarebbe inimaginabile lasciar andare 3 ragazzini da soli (avrano avuto 12,11 e 7 anni) a qualsiasi parte. Ma al epoca da noi bambini cominciavano ad avere la chiave di casa (al collo) da quando iniziavano la scuola e la liberta di movimento (previo permesso dato) e la fiducia sulla loro capacita di autocensura dei desideri era tanta. In questo posto loro si recavano tutti i sabati verso le 15 e 30.
Cosi quando tornai per le vacanze estive a casa mia madre, mio zio ed io decidemo di andare con loro per vedere com'era sto posto che loro amavano tanto d ormai quasi un anno. Loro tre andavano davanti e noi tre dietro. Ci dirigemmo verso il centro citta e dopo una 20ina di minuti anche se nei pressi del centro ci trovamo in mezzo a condomini di architetura socialista (ma va : - P) degli anni 60. Entramo in un portone di questo condominio e passamo davanti al ascensore e poco piu avanti scendemo una rampa di scale come per scendere in una cantina.
Aprendo la porta venimmo somersi dal chiachericcio e i tre si dettero subito da fare. Noi tre "grandi" rimanemmo un attimo alla porta ad "acclimatarci". Ci trovammo in uno stanzone enorme, forse quanto la meta' del condominio. Le finestre erano solo in alto, visto che quelle erano davvero le cantine e la luce data dai neon dava alla stanza sebianze di aula scolastica. Per tutta la lunghezza dello stanzone c'erano disposte file di tavoli di formica con gambe di ferro che si usavano nelle nostre scuole, una attacato all'altro per formare lunghi tavoloni come se si stesse in una specie strana di mensa. Di solito da un lato di questo tavolo sedeva un vecchieto, o almeno a me aparivano cosi i 50/60 enni all'epoca, con davanti pile e pile di album filatelici e pile e pile di buste con francoboli di minor valore. Dal altro lato invece sedevano i bambini e ragazzi dai 6 agli 17/18 anni intenti a guardare questi piccoli capolavori. C'è chi era specializato in francoboli con sogetti botanici e di animali e veniva salutato da mia sorella, ce chi era specializato in macchinari, armi e invenzioni e veniva preso in ostaggio dai miei cugini.
Non era un club ne un circolo, era semplicemente una cantina. Una cantina in un palazzo dove abbitava un amante di francobolli che a sue spese compro i tavoli e inizio questa bella cosa che per anni riuni i vecchi e i giovani intorno ai tavoli di formica a parlare di francoboli. Era ancora l'epoca quando le porte non si chiudevano a chiave. Ne quelle di casa ne quelle dei condomini.
Chi sa se ce ancora ...

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Storia assorbente

Di Vesnuccia (del 03/08/2007 @ 10:41:27, in Ricordi, linkato 1773 volte)

*gente che si schifa facilmente e non ama molto i discorsi pretamente femminili si astenga dalla lettura!

Sono nel periodo no mensile. Il periodo che su di me ha un gran effetto. Sono decisamente rompi, stanca e nervosetta. Io poi che sono decisamente irregolare e so in che benessere e beatitudine vivo quando il periodo rosso non si vede per un po' divento ancora piu' rompi, stanca e nervosa pensando a quel benessere e beatitudine persa per ben una settimana.
E tutto cio comincio 22 anni fa. Quando andando in bagno mi accorsi che su quello che una volta pensavo carta igenica (e adesso so che era carta vetrata!!!- chi è stato in Jugoslavia una 20 di anni fa si ricordera i foglietti singoli rosa che si trovavano nei bagni!) c'era del sangue. Non ebbi nessuna reazionne di sconcerto perche la settimana prima leggendo il settimanale Zena (Donna) che regolarmente comprava mia madre nella rubrica dove rispondevano alle domande delle lettrici una ginecologa ha risposto ai quesiti di una mamma che si chiedeva come spiegare alla figlia dei cambiamenti che le stavano sucedendo (leggi prima mestruazione, fertilita etc etc). Cosi io sempliciamente dissi a mia madre che mi erano arrivate le menstruazioni e che mi servivano gli asorbenti. La sua faccia me la ricordo ancora. Bocca aperta, faccia sbalordita e una voce incazzata (perche poi? me lo chiedo ancora) che dice "E te che ne sai che sono le menstruazioni?" e io le spiegai che sul ultimo numero di Zena ho letto un articolo etc etc. La conseguenza di questa mia lettura fu che quel giornale mi è stato negato nei seguenti 4/5 anni. Mah...
Vabbo, dov'ero rimasta? A ecco al momento che mia madre mi diede il mio primo assorbente. Visto la mia eta' penserete che era piu' o meno quelli di oggi. E invece no. Io vivevo in un paese dove ancora si usavano le pezze di spugna, praticamente degli asciugamanini stretti che in mezzo erano di spugna e ai lati di lino o cottone. Una roba che quando lo mettevi tra le gambe ti sembrava di essere un cyborg per l'impicio quando caminavi.
Ovviamente non c'erano solo le pezze. Chi aveva i flussi abbondanti si premuniva con delle mutande abbastanza rigide di un materiale plasticoso. Se lo dovessi descrivere credo che la cosa che gli asomiglia di piu è il materiale delle giacche Decatlon che si usano tra noi poveracci adesso, quelle antipioggia che dentro volendo ci metti la parte in pile per tenerti caldo (ma piu che altro per asciugarti del sudore che generi da solo). Ovviamente caminando non solo ti sentivi cyborg ma producevi un rumore inconfondibile che diceva a tutti che stavi menstruando, e vi assicuro che per un adolescente è alquanto imbarazante. Tutto c'ho per evitarti l'imbarazzo di un eventuale macchia sui vestiti che ti avrebbe messa in imbarazzo. Mah.. A pensarci io ogni volta che avevo le mutande plasticose adosso mi sentivo tanto Carrie, ma senza i poteri telecinetici!
Le pezze una volta usate ovviamente si lavavano, e come tutte le macchie di sangue toccava metterle a mollo a freddo. Noi al epoca in casa stabilmente eravamo tre generazioni di donne (mia nonna, mia madre ed io), mia sorella ancora piccio e mio nonno; e poi c'era mio padre che andava e veniva. Per salvaguardare l'unico maschio in casa toccava stare molto attenti come e quando si lavava, cambiava etc etc. La bacinella che si usava era fornita di coperchio. Una volta che la macchia si è quasi duluita, le pezze si butavano in lavatrice con poco detersivo e litrate di candeggina. Una volta al mese, dopo che il periodo rosso fosse finito per tutte tre (perche com'è normale ci regolavamo a vicenda) si metteva tutto in una pentolaccia e si boliva tutto per ore.
Se al epoca si guardavano i balconi di un qualsiasi palazzo non si vedeva diferenza tra gli apartamenti dove c'erano anche neonati da quelli dove non c'erano. Tanto sempre panolini erano.
Poi succese il miracolo. Una dita slovena comincio a produre degli asorbenti usa e getta. Non erano altro che due strisce di garza di cotone con in mezzo del cotone puro, quello che tutt'oggi usiamo per strucarci. Non quello presato a dischi, proprio quello pufosso e morbido. Come dicevo ci sembrava un miracolo, almeo ci siamo liberate delle pezze. Le mutande rimanevano, ci dovevamo cambiare piu spesso ma le pezze sono state lavate, candegiate, bolite, stirate e riposte nel angolo piu lontano del armadio di nonna.
Poi pian pianino i sloveni hanno cominciato a evolvere i loro assorbenti. Invece di cotone pafuto ci hanno messo quello presato e a piu strati, invece di garza di cotone la carta asorbente e novita' asoluta in fondo c'hanno messo anche un foglio sotile di naylon che miracolo dei miracoli ci tolse l'impiccio della mutanda plasticosa. Vabbe non ti toglieva dell'imbarazzo se ti macchiavi ed era molto probabile visto che il naylon nn andava da parte a parte ne in lunghezza ne in larghezza ma comunque era un gran miglioramento!
Tutti questi cambiamenti sono succesi pian pianino e l'ultimo fu nel 1988!
Io nel 1991 mi sono trasferita in Italia è ho scoperto il magnifico mondo degli assorbenti di tutte le misure sia in spessore che in lunghezza, con ali e senza e mi pareva di vivere in un mondo migliore!!! Finalmente potevo caminare normalmente e a parte quando dormivo non avere paura di macchiarmi e di sentirmi come Carrie. Tanto a dormire ho imparato di farlo solo su un fianco perche a casa se no arrivavano cazziatoni e visto che da noi non si usavano ne traverse ne cerate(scoperte dalla suocera) c'era poco da fare. Dormire sul fianco e a gambe strette era l'unica soluzione.

E io adesso seriamente mi chiedo chi sono le donne che usano assorbenti cosi detti naturali. Sarano anche piu' morbidi e piu traspiranti dei assorbenti usa e getta, sarano anche piu' tecnologici di una volta (leggi sagomati e impermeabilizati), sarano anche piu' ecologici, ma io mi chiedo le donne che li usano sono gia' nate che c'erano gli asorbenti usa e getta o ce qualche creatura masochista che si ricorda i tempi antecedenti?
Per quanto mi riguarda io ho gia dato, 7 anni di ecologia totale credo mi esenti da altre pezze!

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1,2,3 Stella

Di Vesnuccia (del 29/06/2007 @ 18:33:07, in Ricordi, linkato 1096 volte)

Ieri sera mentre stendevo l'enessima lavatrice nel cortile interno della palazzine affianco, una di quelle con ingresso e bagno sul balatoio, c'erano dei bimbi che giocavano a 1,2,3 Stella. Erano di eta' decisamente miste, dai 5 al 13/14, figli di tre famiglie. Erano piu o meno le 3 di pomeriggio e il sole era caldo, e visto l'ora l'ombra nel cortile era poco. Era bello vedere 'sti bimbetti giocare e sentire la ridarella della piu' piccola e i comenti quasi ironici del piu grande.
Vedendoli cosi ho cercato di ricordare il gioco analogo che si faceva dalle mie parti e cercavo di ricordare cosa si diceva invece di 1,2,3 Stella.
Pensa e ripensa me lo sono ricordato. Dicevamo Crna Marica 1,2,3.
E a quel punto mi sono venuti i brividi perche se da voi dire 1,2,3 Stella non ha nessun riferimento, io quelle in croato solo adesso da grande li capisco. Nel senso che da piccola mi sembrava una cosa come un altra dire Maria Nera 1,2,3.
Ma se uno sa che da noi per Maria Nera si intendeva la volante della mobile, piu che chi arriva prima avremo dovuto fare a gara chi ci nascondeva prima.

baci da dentro

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Quando le mele ti guardano un po' cosi ...

Di Vesnuccia (del 06/05/2007 @ 16:50:05, in Ricordi, linkato 1167 volte)

Dopo i due ponti fuori casa al nostro ritorno ci aspetavano nel cesto della frutta dove le avevo lasciate, tre mele melinda gialle , che ieri ho deciso di utilizzare nonostante la loro rugosita. Facendo cio' mi vennero in mente tante cose e mi resi conto di quanto ogni tanto il nostro cervello trovi una valvola di sfogo anche solo con una banalita' come osservando o facendosi osservare da delle mele.
I miei nonni materni erano profondamente diversi sia per carattere che per esperienze personali e la vita vissuta prima della Seconda Guerra Mondiale.
Lui pacato montenegrino, alto per i standard di allora, biondiccio, adesso posso dirlo assai figo, figlio di contadini ma cresciuto infretta per la guerra e fatto crescere dal Partito che gli ha dato anche un mestiere.
Lei tosta e esile e cociuta come una capra di montagna, mora ma con pelle bianca da Biancaneve, figlia di contadini cresciuta in fretta perche gia' a 10 anni era a servizio da una famiglia ricca dove il padrone era medico e che per via della sua asma dopo 2 anni a Zagabria le ha insegnato un mestiere e rispedita sulla costa dalmata. Detta cosi, entrambi da estrazione contadina, si potrebbe pensare che avessero molto in comune, invece proprio quella estrazione era una specie di pomo della discordia.
La campagna di mio nonno era terra fertile di montagna. Avevano animali e percio' latte, facevano burro e il formaggio, specialmente uno simile alla feta greca che fino alla sua morte arrivava in bidoni bianchi conservati nello siero. Avevano frutteti e percio' mio nonno si ricordava che le mele le metevano ben separate nella paglia del fienile cosi gli duravano tutta la stagione invernale.
La campagna della nonna era terra rossa piena di sassi, terra che regalava poco e solo con duro lavoro ci si cavava qualcosa. Cosi mio bisnonno che rimasse senza figli maschi dopo la Prima Guerra Mondiale mando via tutte le figlie aparte la maggiore che si divideva tra la campagna e lavoro da perpetua. Ci crescevano le erbette spontanee, un po' di viti, qualche ulivo e uno splendido albero di ciliege secolare che ancora oggi senza nessun aiuto colora quella campagna sassosa. Solo molto dopo con tre stipendi di mia nonna ancora bambina si compro la prima capra e comincio cosi una produzione casalinga di un formaggio giallo e talmente stagionato che era veramente difficile da tagliare.
In pocche parole quando nonno si ricordava la sua infanzia con le mele d'inverno e la usanza dei bimbi a Natale di andare casa per casa con una mela in mano nella quale polpa gli adulti dovevano incastrare un soldino dentro, mia nonna si incavolava come una biscia. E quando mio nonno parlo dei dolci fatti della bisnonna, mia nonna gli ricordava che lei i primi dolci li vide che gia' era a servizio.
Cosi per anni per questo divario di "ceti" mia nonna si rifiuto di fare i dolci e l'unico che ha imparato di fare come si deve dopo anni era lo strudel.
Strudel anomalo pero', perche poi alla fine ci si metteva un po quello che si aveva in casa, a volte la uva passa o sultanina, a volte le mandorle, a volte le nocciole e noci. L'unica cosa fissa erano le mele appunto.
Una sua versione troverete qui sopra a breve : - D

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Dei santi e navigatori

Di Vesnuccia (del 05/03/2007 @ 10:53:22, in Ricordi, linkato 1419 volte)

Leggendo questo post di Blulu mi è venuto in mente di come ho scoperto l'esistenza dei Santi.
Era giugno del 80. Io avevo 7 anni e qualche mese e con qualche giorno d'anticipo prima del intera classe ho terminato la mia 1° elementare. Quel'estate stavo per passarlo con mio padre sulla nave che si chiamava "Kitty Poor" come la figlia del armatore. Eravamo sotto bandiera liberiana e trasportavamo grano sfuso.
E' stata un estate molto piena, emozionante e illuminante. Credo che nella vita' di ognuno di noi ci sia una specie di viaggio che ti apre gli occhi, per me è stato questo. La ciurma era di una 30ina di persone e mio padre era 1° ufficiale di coperta. Al epoca c'era ancora una netta' distinzione tra gente con i gradi e quella senza e c'era ancora il personaggio mitico che era capo ciurma che ormai nn esiste piu e che faceva da tramite tra le due classi. Mio padre pero al epoca era apena 30enne, è pasato dal altro lato da poco e nn si faceva tanti problemi. La vita sulla nave era pacata. Durante la navigazione si lavorava sulla manutenzione della nave e in porto si lavorava sul carico e scarico. Tra una cosa e l'altra si faceva una partita a bocce da nave e si cantavano canzoni dalmate a capella la sera.
Pero' gia la seconda settimana della mia permanenza ce stato un cambiamento. Il 1° ufficiale di macchina traficava con un bidone di ferro e cercava di plasmare un coperchio semplice in una peka (in foto qui accanto), una specie di coperchio bombato che serve per le cotture sul camino e che si ricopre di brace. La ciurma era eletrizata, si scherzava e rideva e toglieva la ruggine di meno.
Quella domenica era 13 Giugno e si festegiava qualcosa. Da quando mi sono svegliata ho avertito qualcosa di diverso. Mi sembtava Capodanno, gente che cantava , si divertiva , rideva e cucinava tutta insieme. Il bidone del 1° macchine è stato tagliato a meta', rovesciato sul fianco e adesso aveva anche dei piedini. Dentro c'era un sacco di brace e si davano il cambio a girare un agnello sano. Il cuoco ha preparato il pane che stavano cuocendo sotto la peka. Si beveva vino (anche se non tutti, che di guardia ci sono sempre 6 persone) e si cantava. Sulla nave eravano il 12 tra Antonio, Toni, Ante e simili, me compresa e quel giorno mi spiegarono che per ogni giorno del anno si festeggia un santo e che quel giorno era il turno di San Antonio. Non sapevo nulla di San ANtonio, nessuno me lo spiego. Perche lo chiamarono santo tanto meno, per me era tutto un po nebuloso, ma nella mia testolina real socialista mi sono detta che sicuramente fu una persona molto importante e buona visto che la sua festa era piu bella di quella che si faceva per il compleanno di Tito che cadeva il 25 maggio.
Fu una giornata memorabile per me a tal punto che mi ricordo anche di com'ero vestita. Eravamo in piena navigazione nel Mediteraneo e stavamo andando verso Alessandria d'Egitto. Il sole era caldo e la giornata limpida e piena di musica. C'era una gioia palpabile, che si respirava e come quella poche volte lo avertita. E credo che da li parte la mia ossesione dei uomini con avambraci da marinaio, come se legassi quei avambraci con la serenita e gioia che mi trasmisse quella giornata.
E forse avevo ragione, perche mio uomo con avambraci da marinaio adesso ce l'ho!

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Di mogli vedove e mogli infedeli (post crudo+spoiler)

Di Vesnuccia (del 12/10/2006 @ 19:05:04, in Ricordi, linkato 5253 volte)

Sabato scorso al ritorno dal hammam parlavo con Prof di come le donne della mia terra una volta vedove portavano il lutto per il resto dei loro giorni. E non è un usanza antica, l'ha fatto anche mia nonna e il lutto per un anno l'hanno portato anche mia madre e mia zia anche se la zia dopo il parto (nonno è morto che lei era al 6° mese) ha avuto la deroga di poter vestirsi normalmente a patto che un capo fondamentale rimanga nero.
Poi ho letto nel post di Prof il comento di Mignolo e ho pensato com'è lontana la mentalita piemontese da quella nostra terrona.
E poi mi sono ricordata di un racconto di mio nonno montenegrino.
Lui veniva dalle montagne e una volta quando si parlava di divorzio a tavola (divorziava una cugina di nonna) racconto come da loro quando lui era piccolo le moglie infedeli venivano uccise dai mariti. Direte voi, e che sara' mai, un delitto d'onore piu o meno. Beh il perche mi rimasse in mente (lo sentito dire dal nonno nel 1980) era il modo in cui lo facevano. Le portavano nel cortile dove si puliva il grano, che credo in italiano si chiami l'aia, le facevano inginochiare, le mettevano una pagnota di pane in testa (una ruota grande ma abbastanza sottile) e gliela fracasavano con una specie di martello enorme.
Ecco la battuta di Mignolo me lo ricordo, E poi le roteline nn smettevano di muoversi e mi ricordai di un film bellissimo.
Usci nel 1986 e fu un grande succeso in Yugoslavia. L'atrice protagomista era Mira Furlan, un atrice bravissima che adesso molti di voi conoscono perche fa la Francese nella TV serie Lost. Il film si chiamava La bellezza del peccato e parlava di una coppia montenegrina giovane che in cerca di lavoro lasciano il paese nelle montagne e scendono sulla costa. Lui trova lavoro nelle saline e lei in un camping nudista. Entrambi si trovano a disaggio, lui a dover far lavorare la moglie in un luogo del peccato, e lei perche anche l'amore con il marito lo faceva vestita e con la faccia coperta da un fazoletto nero. Pero' dopo un po' lei si sciogle, impara la sensualita' del suo corpo e la dolcezza del peccato e lo tradisce e quando lui lo viene a sapere va via portandosi una ruota di pane e una pistola. Si uccide perche la ama troppo per seguire la tradizione ma si vergogna troppo per non seguirle.
Ecco negli anni 80 quando ci fu il boom del nudismo sulle spiagge della Yugoslavia questo è accaduto, uno scontro violento tra la nostra e la vostra cultura, e credo che solo pocchi se ne sono resi conto.

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Prom socialista o l'ingresso in societa dei piccoli comunisti?

Di Vesnuccia (del 03/07/2006 @ 11:32:05, in Ricordi, linkato 1383 volte)

Un post di Spin che parlava di vestiti per la Prom americana mi ha ricordato na nostra festa.
Ma iniziamo dall'inizio.
Io ho fatto la Scuola Superiore Turistica. Nei primi due anni si studiava su un programa unico con poche differenze per tutte le scuola superiori, ma nel terzo ci si divideva in cuochi, pasticieri, camerieri e adetti di agenzie di viaggio e receptionist. Non si sceglieva la specialita, ci si finiva per merito o demerito, percio i voti che ti portavi apresso da due anni ti indirizavano che fare. Io sono finita tra adetti agenzia e receptionist.
Come da voi per finire la scuola tocca dare l'esame di maturita, ma su 8 matterie (4 tecniche, croato,storia,lingua straniera e geografia), ma chi ha preso sempre il massimo veniva esonerato dal orale e doveva portare solo la tesina e fare lo scrito di croato. Io sono stata una delle fortunatele, ma visto che la mia tesina è poi diventata veramente un viaggio organizzato credo anche con merito (avevo fatto un progetto dove organizavo un tour venezia-ravena-roma con calcoli di costi e possibilita di guadagno etc etc).
L'ultimo anno iniziava alla grande, da noi la gita del ultimo anno praticamente si fa al inizio anno scolastico, a settembre. Cosi dopo 10 giorni di baldorie in Spagna si stringevano i denti fino a primi di marzo perche da noi i profesori cercavano di spremerci come dei limoni entro marzo perche poi la concentrazione scemava e tutti pensavano ad altro.
Per forza a Marzo c'era il Ballo di fine Scuola Superiore!!!
In poche parole è una cena + festa danzante che di solito si organizza in qualche albergo, con tutti i profesori della scuola. Ma piu del evento è tutto quello che lo precede che è veramente sfizioso.
Praticamente da settembre a marzo tutti i maturandi sono obbligati di seguire una scuola da ballo per imaparare il classico valzer per aprire le danze come si deve, ma visto che il corso minimo dura 6 mesi 2 volte a settimana per ben 2 ore si fa conoscenza tra un foxtrot e una polka. Insomma si inizia a fraternizare tra le scuole clasicamente femminili (quella mia, economia) e quelle maschili (nautica, eletrotecnica, edile). Insomma si passa un periodo molto molto carino.
Poi ci sono le asemblee per scegliere il gruppo canterino e li ci si fraternizza meno, ma si cazzeggia cmq : - P.
Poi ce la caccia al vestito perfetto. Io fortunatamente avevo la sarta di mamma che mi ha fatto un vestito su misura (dopo quello l'unico su misura fatto è stato il vestito da sposa!). Era un miniabito di velutino pesca con lo scollo sulla schiena che andava indosato senza il regiseno che io feci senza fartmi tante domande : - P. Altre ragazze invece partivano chi per Trieste, chi per Ancona, chi per Zagabria e visto che nn trovarono fecero uno salto a Vienna. Il trucco e parucco praticamente tutto fu fatto a casa, gia si era speso troppo per il vestito e allora si trovavano zie trucatrici provette e vicine di casa petinatrici che si mettevano li e come su una catena di montaggio procedevano su piu teste : - P, mentre si chiacherava alegramente.
La nostra festa fu a porte chiuse perche tra tutti gli indirizzi eravamo piu o meno meta' ragazze e meta' ragazzi. Ma cio nn scoraggio i genitori ad affolare la hall del albergo scattando foto a destra e a manca. Ma poi noi ci si fece una fila indiana a due, chi a braccio di un prof (io a quello di prof di marxismo) e chi con un compagno/compagna di scuola. La serata fu bella e molto lunga. Ci si torno a casa solo con le luci d'alba, ma perfetamente petinate e trucate per i miracoli fatti delle zie e vicine di casa.
Come dicevo Marzo fu il mese delle feste. Una volta fatta a nostra a porte chiuse nessuno ci vietava di accetare inviti da ragazzi delle scuole fortemente maschili dove erano a porte aperte. La fraternizzazione nelle scuole di ballo servono anche per quello!
E finalmente come nei film credo per la prima volta mi venne a prendere un ragazzo a casa. Tra l'altro era uno dei miei migliori amici che ha piantato la ragazza solo un mese prima del ballo. Anche quella sera fu indimenticabile e si torno a casa solo con le luci dell'alba, sfortunatamente questa volta la maggior parte di noi si è trucata e pettinata da sola e al rientro nn eravamo cosi perfette : - P.
Le piu fortunate ne feccero piu di due feste, ma io no. Mi pareva di esagerare e cosi mi negai : - P.
Poco male perche per concludere il mese festoso ogni scuola organizzo una festa in discoteca. E cosi vestite con un altro vestito piu consono da discoteca (i ragazzi pero nn potevano etrare se nn erano con la cravatta!), trucate piu vistosamente ci si scatenava.
Un periodo molto bello, per nulla stressante, spensierato come solo un adolescente puo essere. La festa di per se piu che una prom americana era e credo che rimane un ingresso in societa'. Si credo proprio che l'effeto austro-ungarico è quello che genero' questa usanza dalle nostre parti.
Chi l'avrebbe mai detto che solo qualche mese dopo sarei diventata adulta.

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Secoli fa ...

Di Vesnuccia (del 25/10/2005 @ 11:40:10, in Ricordi, linkato 1484 volte)


Non so che foto cercavo, ma mi sono ritrovata con una scatola di scarpe aperta e svuotata sul tavolo di soggiorno un paio di settimane fa. Una scatola che per di piu conteneva le foto di Pulp, percio non so neanche perche ci sono andata a mettere naso. E li ho trovato delle foto fatte nel mio ultimo mese da cuoca di ristorante : - P.
E strano vedersi dopo anni vestita di bianco con i ciufetti che mi escono da sotto la bandana.
Per chi si chiedesse la foto è stata scatata verso le 3 di notte. Notare Jani , il cameriere in fondo alla cucina serenamente seduto. La lavapiatti ha scatato la foto dalla finestrella, passaggio dei piatti verso la sala, nel momento nel quale Ada ed io parlavamo di cosa si doveva fare il giorno dopo e di conseguenza quando attacare.
Ma quanti lavori diversi ho fatto nella mia vita?!

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