pensieri sparsi
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Gite

Di Vesnuccia (del 24/06/2005 @ 12:47:00, in Ricordi, linkato 963 volte)


Premessa: Durante una ciarlata pomeridiana tra mamme, nonne , nonni e compania bella si viene a parlare di vacanze. Una coppia 60enne dopo che lui ha venduto lo studio dentistico ed è andato in pensione si sta girando un po il mondo. L'ultima tappa è stata la Turchia.

La Moglie: "Ci siamo resi conto che non sapiamo niente della storia turca, delle atroci pulizie etniche che ha fatto. Siamo stati in un campo di prigionia e ci ha colpito tanto. Secondo me dovrebbero portare i ragazzi a farci le gite in questi posti. Quelli piu recenti, i campi di concentramento e le foibe."

Io ovviamente mi sono tratenuta. Non era ne luogo e momento di aprire bocca. Io con una cultura e esperienza diversa non dovevo sbaterglielo in faccia. Poi molta gente anche se gli dici le cose non le sente percio mi sono risparmiata il fiato.

Quella discusione mi ha fatto riflettere sulle gite scolastiche che ho fatto io.
Ci ho pensato bene e posso dire con certezza che non ho fatto neanche una gita dove mancava un campo di concentramento/campi prigionia/foibe/o luoghi di morte. Neanche nel ultima gita, quella di fine scuola superiore che di solito era dedicata al cazzeggio culturale non sono mancati le strizate alle budella. Ci hanno portato a vedere le foibe.
E ci hanno buttato dentro una pietruza, la quale caduta non si è sentita.
Praticamente da quando ho accetato i segni della lotta alla fine delle superiori ho visto fin troppi posti di morte e dolore.
Ma solo dai 16 anni in poi questi posti lasciavano i morsi nelle mie viscere. Solo dopo che sono arrivata a una certa "maturita'" inteletiva potevo vederle capendo. E quando ho visitato la casa di Anna Frank a 18 anni, sono uscita fuori in lacrime. Non perche era un posto piu' impregnato di dolore dei campi di concentramento. Ma perche quando si è "grandi" si capiscono le perdite di tempo, di liberta, della vita.
Ritengo che le gite nei luoghi di dolore servono a poco se si è piccoli.Anzi fanno male. Uno si abbitua alle immagini di crudelta' e non arriva mai a capire il vero peso delle cose.
Durante l'anno di guerra ho visto un sacco di cose brutte e sono diventata quasi insensibile all manifestazioni di qualsiasi dolore. Tutt'oggi quello che mi da fastidio non è la violenza fisica, ma la tensione "nel aria" che mi fa cambiare canale/argomento/libro. E ridicolo ma soporto piu' i telegiornali di guerra che un telefilm o cartone animato scemo.

L'altro giorno ho letto La Favola di Natale di Giovanni Guareschi. Una dolce ma ironica storia di prigionia, dove lui dice una cosa bellissima e secondo me giusta.
"Il bambino non deve mai entrare nel campo."
E non solo per essere protetto dalle atrocita. La prigionia e la guerra sono cose inspiegabili, pesanti come un macigno e solo se si hanno le spalle larghe e robuste ci si puo' sostenere il peso e cercare di dare un senso alla folia umana.
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