Di Vesnuccia (del 06/05/2007 @ 16:50:05, in Ricordi, linkato 539 volte)
Dopo i due ponti fuori casa al nostro ritorno ci aspetavano nel cesto della frutta dove le avevo lasciate, tre mele melinda gialle , che ieri ho deciso di utilizzare nonostante la loro rugosita. Facendo cio' mi vennero in mente tante cose e mi resi conto di quanto ogni tanto il nostro cervello trovi una valvola di sfogo anche solo con una banalita' come osservando o facendosi osservare da delle mele.
I miei nonni materni erano profondamente diversi sia per carattere che per esperienze personali e la vita vissuta prima della Seconda Guerra Mondiale. Lui pacato montenegrino, alto per i standard di allora, biondiccio, adesso posso dirlo assai figo, figlio di contadini ma cresciuto infretta per la guerra e fatto crescere dal Partito che gli ha dato anche un mestiere. Lei tosta e esile e cociuta come una capra di montagna, mora ma con pelle bianca da Biancaneve, figlia di contadini cresciuta in fretta perche gia' a 10 anni era a servizio da una famiglia ricca dove il padrone era medico e che per via della sua asma dopo 2 anni a Zagabria le ha insegnato un mestiere e rispedita sulla costa dalmata. Detta cosi, entrambi da estrazione contadina, si potrebbe pensare che avessero molto in comune, invece proprio quella estrazione era una specie di pomo della discordia.
La campagna di mio nonno era terra fertile di montagna. Avevano animali e percio' latte, facevano burro e il formaggio, specialmente uno simile alla feta greca che fino alla sua morte arrivava in bidoni bianchi conservati nello siero. Avevano frutteti e percio' mio nonno si ricordava che le mele le metevano ben separate nella paglia del fienile cosi gli duravano tutta la stagione invernale.
La campagna della nonna era terra rossa piena di sassi, terra che regalava poco e solo con duro lavoro ci si cavava qualcosa. Cosi mio bisnonno che rimasse senza figli maschi dopo la Prima Guerra Mondiale mando via tutte le figlie aparte la maggiore che si divideva tra la campagna e lavoro da perpetua. Ci crescevano le erbette spontanee, un po' di viti, qualche ulivo e uno splendido albero di ciliege secolare che ancora oggi senza nessun aiuto colora quella campagna sassosa. Solo molto dopo con tre stipendi di mia nonna ancora bambina si compro la prima capra e comincio cosi una produzione casalinga di un formaggio giallo e talmente stagionato che era veramente difficile da tagliare.
In pocche parole quando nonno si ricordava la sua infanzia con le mele d'inverno e la usanza dei bimbi a Natale di andare casa per casa con una mela in mano nella quale polpa gli adulti dovevano incastrare un soldino dentro, mia nonna si incavolava come una biscia. E quando mio nonno parlo dei dolci fatti della bisnonna, mia nonna gli ricordava che lei i primi dolci li vide che gia' era a servizio.
Cosi per anni per questo divario di "ceti" mia nonna si rifiuto di fare i dolci e l'unico che ha imparato di fare come si deve dopo anni era lo strudel.
Strudel anomalo pero', perche poi alla fine ci si metteva un po quello che si aveva in casa, a volte la uva passa o sultanina, a volte le mandorle, a volte le nocciole e noci. L'unica cosa fissa erano le mele appunto.
Una sua versione troverete qui sopra a breve