pensieri sparsi
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Educazione politica vol. I

Di Vesnuccia (del 30/04/2004 @ 15:34:11, in Ricordi, linkato 1762 volte)

So a priori che questo post sara' difficile da scrivere. Non difficile nel senso "psicologico", difficile nel senso "difficile scriverlo per farvi realmente capite".

per chi nn mi legge spesso comento la foto postata 24 aprile.

PROLOGO
Sono nata in una famiglia mista, mista come possono essere vostre dove avete un genitore di una e l'altro dell'altra regione, almeno sembrava cosi quando sono nata (con il tempo le cose sono cambiate per la gente che nn faceva parte della famiglia).
La mamma montenegrina e papa' croato. Abbiamo sempre vissuto con i nonni materni. Mio padre è capitano di navi commerciali e dopo un breve (e disastroso) tentativo di mia madre di vivere in affitto con me da sola, siamo tornati a casa dai nonni.
Nonna infermiera, che è diventata un infermiera solo perche tra 12 e 16 anni ha fatto la colf in casa di dottori che l'hanno fatta studiare (di famiglia contadina molto religiosa); nonno radiologo (tecnico), che è diventato cio' solo perche partigiano dal '40 (era minorene), e dopo la guerra l'esercito l'ha fato studiare.Anche lui proveniva da una famiglia contadina religiosa ma visto che ai genitori si è sostituta la Resistenza gli hanno insegnato ad essere ateo.
Mia mamma atea (per forza di cose, figlia di un militare) è stata battezata di nascosto da una zia matterna, in una chiesetta tra le montagne che circondano Spalato al insaputa di nonna e nonno.
Mio padre credente anche se nonno paterno (anche lui partigiano) dalla fine della guerra non frequentava la chiesa.
I miei si sposano al comune perche mia madre non vuole sposarsi in chiesa, ma quando nasco io le vengono gli scrupoli e mi fa battezare solo per far contento mio padre.
Pero' torniamo a noi...

LA FOTO E ALTRE STORIE
L'anno quando è stata scatata la foto è 1979. A quell' epoca la distinzione tra chi era ateo e chi era religioso (nn solo cattolico) non era poi cosi importante, pero' i riti di una societa atea c'erano ancora.
Come qui in Italia c'è il battesimo, la prima comunione e la cresima, in una societa' atea che era l'ex- Yugoslavia c'era l'ingresso nei Pioniri (novembre del primo anno elementare), Omladinci (trad. "Giovani" aprile del ultimo anno delle medie), ingresso nel Partito (a 18 anni).
Tutti questi riti venivano preceduti da un informazione sulla simbologia e importanza dei passi che stavamo facendo. Si anche della simbologia, anche se avevamo solo tra 6 e 7 anni, ci insegnavano cosa volevano dire il capellino con la stella a cinque punte e il foulard rosso fuoco (o sangue) che ci mettevano durante la cerimonia.
La foto è stata scatata apena prima che ci mettesro in fila per farci consegnare e mettere i simboli della Lotta. Al epoca sapevo cosa stava sucedendo. Sapevo che era un momento importante della mia vita da cittadino (si anche se avevo 6 anni e mezzo lo sapevo),che acetando quei simboli il paese intero ma la cosa piu importante mio nonno e mia madre, si aspetavano grandi cose da me. Della serie, se volete far venire lo stress da inadeguatezza ai vostri figli basta chiedermelo e io vi mando il materiale da seguire.
Nella foto non ero arrabbiata, ero preocupata, anzi preocupatissima di nn essere degna di portare quei segni di Lotta che mi avrebbero dato da li a pocchi minuti. Dietro di me ovviamente non ho una suora, ma la mia "accompagnatrice". Infatti ogni bimbo ne aveva uno. Una ragazzina di 14 anni che a noi sembrava una persona adulta che ci teneva per mano e ci faceva coraggio. Una specie di guida spirituale.
Dopo il rito tutti tornavano a casa (dopo un rinfresco) e sembrava che niente fosse succeso. I simboli si tiravano fuori dal armadio solo durante le feste comandate (che da noi nn era Natale) e durante le esibizioni del coro se uno ne faceva parte(come me , la mia uniforme camicia bianca, gonna blu, calzino bianco e mocasino blu + gli simboli della Lotta). E invece no. Non era finito li.
Quel giorno di novembre era solo l'inizio di una lunga strada di indottrinamento. Pensandoci adesso, è una cosa normale, anzi sarebbe veramente strano se fosse stato diverso. A men che non si dica di cantava "La bella ciao" in italiano anche se l'italiano non si conosceva come lingua. Io l'ho imparata a 7 anni, e le parole le ho capite a 10 quando ormai vedevo da 6 mesi i cartoni giapp in italiano. Finqui nulla di male direte voi, che sara' mai una canzone. E invece no, c'è molto di male. Io ero una bimba fortunata perche nata in una famiglia mista, dove uno dei genitori era aperto (visto anche il suo lavoro) e l'altro non lo era per sua libera scelta. Anche cosi io a 10 anni ho chiesto ai miei chi era Babbo Natale. Nel senso che vedendo i cartoni animati alla tele italiana mi chiedevo perche quel tipo vestito da Djed Mraz (Nonno Gelo che da noi veniva a Capodanno a lasciare i regali) si facese chiamare Babbo Natale. Pero io avevo una finestra sul diverso. Molti di miei compagni non avevano quella finestra.
Anni passavano e a 14 anni ho fatto il giuramento sulla tomba di un 16enne che mori' per la Nostra Causa (nell'43) che vivro' una vita degna di un cittadino libero e che la mia persona giovera alla societa' nella qualle vivo.
I simboli nn c'erano piu', eravamo abbastanza grandi per rimanere influenzati non piu dal fazoletto al collo quanto dalle parole che ci fecero' dire.
Ripensandoci credo che in tutta tranquilita posso dire di averlo rispetatto quel giuramento anche se non proprio come lo intendevano loro.
Ormai alle superiori le cose si fecero serie, c'erano riunioni, decisioni da prendere, informazioni da dare, lottare contro il comune che ci hanno congelato i fondi per il palazzetto del Giovane (che hanno terminato solo molti anni dopo ormai con un governo nuovo e Crozia indipendente). Pero' come una "culatona racomandata" la mia finestra si allargo. Ormai non era solo la tele, i libri, la famiglia, ma anche un prof a scuola. Un professore che ci insegnava "Marksismo". Beh si noi nelle superiori (al epoca quando le facevo io c'erano solo quelle "dovevamo essere tutti uguali" e percio' i licei sono arrivati solo 4 anni dopo che io avevo gia finito il mio iter scolastico obbligatorio) avevamo non solo Marksismo ma anche Guerra e diffesa. Col prof di Marksismo siamo stati molto fortunati, una persona giovane e aperta, un mancato prete che ha visuto in Italia, che tornando in Yugoslavia ha studiato Giurisprudenza e per vie traverse è finito a insegnare nella mia scuola superiore (alberghiera) Marksismo e Beni culturali. Una persona stimolante, proprio perche ti faceva capire le differenze senza preconcetti che erano comunque molti e molto comuni, che mi insegno molto.
Nelle lezioni di Guerra e diffesa ho imparato tantissimo anche li. Tutte cose che secondo me non vanno per nessuna raggione insegnate a scuola, anzi. Sono bravissima a sparare, peccato che era una cosa obbligatoria e l'adestramento è stato fatto al poligono di tiro militare. So come fare una Molotov e nn solo. Sono una casalinga che potrebbe, con i soli ingredienti che ha sotto il lavello fare una strage condominale, peccato che le mie vicine non lo sanno.
A 18 anni non mi sono iscritta al partito, come neanche la maggior parte dei miei compagni di scuola. I tempi erano cambiati e l'indottrinamento non è stato abbastanza presante per la mia generazione. E subito dopo è iniziata la guerra. Con un altro indotrinamento, ma quello è un altro post.

Il Giuramento dei Pioniri


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