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La storia del vino muove i primi passi in oriente,
nella culla della civilta'.
La Bibbia, nella Genesi, ci riferisce di Noe' che
appena uscito dall'arca pianta una vigna e ne ottiene vino.
I geroglifici egizi rappresentano con grande ricchezza
di particolari come si produceva il vino dei faraoni: paradossalmente
possiamo dire di sapere tutto di come lo facessero, ma purtroppo non
pabbiamo nessuna idea di quale sapore potesse avere.

Attraverso i Greci e i Fenici il vino entro' in
Europa. I poemi omerici testimoniano ampiamente la presenza e l'importanza
del vino: a Polifemo, ad esempio, viene propinato puro un vino che
secondo le usanze dell'epoca veniva diluito con 16 parti di acqua!
Proprio a quel periodo risale la diffusione in Italia,
Francia e Spagna che ne diventeranno con il tempo la patria.
All'epoca dell'Impero Romano la viticoltura si
diffuse enormemente, raggiungendo anche l'Europa settentrionale. Si e'
scritto tanto sul vino che oggi non e' difficile ricostruire una
mappa vinicola della penisola al tempo dei Cesari, con oltre 140
tipi di vino. Le tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli
notevole sviluppo: a differenza dei Greci, che conservavano il vino
in anfore di terracotta, i Romani cominciarono ad utilizzare barili di
legno e bottiglie di vetro, introducendo
i concetti di "annata" e "invecchiamento". A partire dal secondo
secolo si comincio' a dare importanza alla coltivazione della
vite in Borgogna, Loira e Champagne.
Nel Medioevo il potere assoluto della Chiesa influi'
fortemente sullo sviluppo della vitivinicoltura. I Benedettini,
diffusi in tutta Europa, erano famosi per il loro vino e per il
consumo non proprio moderato che ne facevano.
Quando Bernardo, ex monaco benedettino, fondo' nel 1112 l'ordine
dei Cistercensi, fu dato ulteriore impulso al tentativo di produrre
vini di alta qualita' specialmente in Borgogna.
Bordeaux invece fa storia a se', dominata non dal potere ecclesiastico
ma da interessi commerciali con l'Inghilterra, sempre piu' interessata
al suo claret o chiaretto.
Si comincia a delineare fortemente in questi secoli il ruolo centrale
della Francia nella produzione di grandi vini, ruolo che soltanto
negli ultimi decenni ha cominciato a conoscere degni antagonisti,
fra i quali l'Italia.
Gli ultimi secoli della nostra era sono stati testimoni di uno sviluppo
straordinario delle tecniche vitivinicole, dopo che l'arrivo della cioccolata
dall'America, del te' dalla Cina, del caffe' dall'Arabia e la diffusione
di birra e distillati nel diciassettesimo secolo avevano fatto perder al vino
il primato di unica bevanda sicura e conservabile.
L'evoluzione tecnologica nella lavorazione
del vetro ha reso piu' facile la realizzazione di bottiglie adatte
e la scoperta del sughero ha reso possibili condizioni di conservazione
ideali.
Nella Champagne si comincio' a parlare di un monaco benedettino,
Dom Perignon, famoso per il suo perfezionismo quasi
maniacale e per il suo straordinario vino: l'obiettivo
di Dom Perignon era quello di ottenere un vino perfettamente fermo,
ma i suoi sforzi erano frustrati da un clima e da un terreno che
facevano inesorabilmente rifermentare il vino nelle bottiglie rendendolo
spumeggiante.
Nel diciottesimo secolo si consolido' la tendenza
a produrre vini piu' intensi, scuri e fermentati a lungo: il porto in questo senso si e' affermato
come straordinario vino da lungo invecchiamento.
Intanto i grandi Chateau di Bordeaux continuavano a produrre vini
di pregio per i loro migliori clienti, gli inglesi, che non hanno
mai potuto contare su una produzione locale di quantita'.
Il diciannovesimo secolo ha rappresentato la massima
aspansione vitivinicola: l'economia nazionale di molti paesi si basava
sulla produzione di vino, ma poco prima della fine del secolo giunse
il grande flagello della filossera, un parassita che
colpisce le radici della vite europea, e quasi tutti i vigneti d'Europa
andarono distrutti o furono gravemente danneggiati.
La soluzione, non certo indolore, fu quella di ripartire da zero
innestando la vite europea sulla radice americana immune alla filossera.
La rivoluzione industriale ha cambiato, negli ultimi
decenni, il mondo vitivinicolo, portando le tecniche di refrigerazione
dei vasi vinari, cha hanno consentito a paesi caldi come la California e l'Australia
di produrre vini eccellenti, grazie anche a uve di eccezionale
qualita'. Il Nuovo Mondo ha avuto la capacita', grazie alla mancanza
di convenzioni e condizionamenti, di imparare in fretta e raggiungere
risultati straordinari in pochissimo tempo.
Senza dubbio l'Italia e' un paese strordinarimante
vocato alla viticoltura(i Greci la chiamavano
Enotria, terra del vino); purtroppo pero' questa vocazione del territorio
non e' stata mai sfruttata appieno, e dal Medioevo a oggi in molte
zone d'Italia e' cambiato ben poco nel modo di coltivare viti e produrre
vino.
Da alcuni anni per fortuna qualcosa sta cambiando: empre piu' aziende
cominciano a lavorare sulla qualita', sulla bassa resa per ettaro
e sull'applicazione di criteri scientifici in fase di vinificazione.
Questo ha portato alla nascita di una gran quantita' di vini eccelenti che nulla
hanno da invidiare ai grandi vini francesi, californiani o australiani.
Il potenziale vitivinicolo dell'Italia e' immenso e le aziende finalmente l'hanno
capito. I consumatori invece si dividono ancora in "bevitori"
e "degustatori", i primi affezionati al vino della casa e un po'
incuranti della qualita', i secondi piu' consapevoli del fatto che
il vino puo' anche essere un'opera d'arte.
Oggi l'Italia e' il primo paese viticolo del mondo e l'Europa detiene
l'80% della produzione mondiale:
tra le varie specie esistenti la piu' importante e' sicuramente
la vitis vinifera alla quale appartengono quasi
tutte le varieta' da frutto.
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