La scoperta del tabacco in Europa coincide con quella delle Americhe da cui questa pianta proviene.
Non bisogna pero' pensare che la storia del tabacco coincida con quella del fumo: la consuetudine di fumare e' ben precedente alla scoperta del tabacco: sono state trovate pipe antichissime di metallo che risalgono addirittura all'eta' del bronzo; prima della scoperta del tabacco si fumavano altre erbe aromatiche, tra cui anche la canapa.
Erodoto nel IV libro delle Storie racconta che gli Sciti, nomadi del Mar Nero, usavano fumare canapa: "Dunque gli Sciti prendono i semi di canapa, si infilano sotto la tenda fatta di coperte e li gettano sulle pietre roventi; i semi gettati bruciano producendo un fumo che nessun bagno a vapore greco potrebbe superare. Gli Sciti urlano di gioia per il fumo che sostituisce per loro il bagno".
In modo curioso proprio il tabacco per molto tempo e' stato sniffato, masticato e assunto in altre modalita' per uso piu' o meno medico, oltre che aspirato come fumo.
Nell'America precolombiana, durante alcune cerimonie religiose, i sacerdoti Aztechi erano soliti soffiare il fumo verso il Sole e i quattro punti cardinali tramite pipe o direttamente dal tabacco arrotolato.
Proprio durante questi riti in seguito si comincio' ad aspirare anziche' soffiare, scoprendo cosi' il piacere e il potere del fumo, almeno nel contesto delle cerimonie religiose.
Cosi' quando Colombo sbarco' in America vide degli indigeni che fumavano e il primo europeo moderno che provo' ad emularli sembra che fu proprio il suo compagno di viaggi Rodrigo de Jere'z.
Il tabacco fu portato in Europa come souvenir e la pianta venne ritenuta da alcuni studiosi dell'epoca una pianta medicinale o dai poteri inebrianti visto che il fumare provocava agli indigeni stati di ebbrezza e incoscienza.
Nel 1560 Jean Nicot de Vellemain, ambasciatore di Francia in Portogallo, invio' a Francesco II e Caterina de' Medici alcuni semi di tabacco, insistendo sulle loro proprieta' curative in particolare delle malattie respiratorie; queste convinzioni furono sostenute con fervore da Nicot, al punto che il suo nome fu legato per sempre al tabacco dalla scoperta del principio attivo che, isolato nel 1809 dal chimico francese L. Vanquelin, fu appunto chiamato nicotina in suo onore.
Tra la fine del '500 e gli inizi del '600 l'uso del tabacco si diffuse rapidamente in Spagna, in Francia e poi in tutto il mondo.
Mentre francesi e inglesi cominciarono a coltivarlo nelle Antille, in Italia la pianta fu introdotta nel 1561, attraverso un alto prelato, il cardinale Prospero di Santa Croce che coltivo' questa nuova pianta addirittura nei giardini vaticani; in Inghilterra arrivo' nel 1565; in Germania e in Austria verso il 1570, nel 1580 raggiunse la Turchia e da li' venne poi portata in Asia e in Africa.
Agli inizi del '600 l'uso del tabacco aveva assunto proporzioni vastissime.
Si coltivava ampiamente in Canada e Louisiana, nelle Antille, e questa attivita' attiro' numerosi coloni in queste zone analogamente a quanto avvenuto per il cotone.
L'uso del tabacco divenne quindi un fenomeno di massa a partire dal 1600.
Per lo piu' veniva masticato, ma poi anche frantumato e fumato avvolto in foglie di tabacco a mo' di sigaro, oppure nelle pipe.
Presto si delinearono forme di assunzione differenti a seconda dello stato sociale: i soldati lo masticavano, gli ufficiali lo fumavano nella pipa, gli aristocratici lo portavano alle narici e lo annusavano.
Il largo consumo del tabacco su scala mondiale porto' con se molte polemiche, e alla nascita dei primi aspri oppositori: uno dei primi feroci avversatori della pianta fu il re Giacomo I d'Inghilterra(1566-1625) che denuncio' la "deplorevole abitudine, disgustosa per gli occhi, sgradevole per il naso, pericolosa per il cervello, disastrosa per i polmoni"; e a Giacomo I si deve il primo decreto proibizionista contro il fumo che celava motivazioni anche economiche, visto che gli importatori erano spagnoli, suoi acerrimi nemici; venne messa quindi la prima tassa sul tabacco, molto onerosa.
Come sempre accade quando si cerca di imporre un regime proibizionista, nacque immediatamente un mercato clandestino di coltivatori abusivi che non volevano pagare nessuna gabella.
E poco tempo dopo il governo fu costretto ad abbassare la tassa che non pagava praticamente nessuno, per fare si' che i coltivatori non diventassero necessariamente clandestini.
Ma accanto alle tasse sulla coltivazione, imposte presto per ragioni economiche anche dalla Francia e da altri paesi, nacquero anche contestazioni di ordine morale e medico contro l'uso di questa sostanza: alcuni medici cominciarono a considerare il tabacco come una pianta dannosa e tutt'altro che curativa; in molti paesi fu proibito fumare per strada e in pubblico, si fumava nei tabagies, appositi luoghi di "perdizione".
Nel 1600 videro la luce le prime pesanti sanzioni e i primi proibizionismi motivati dai piu' svariati pretesti.
In alcuni paesi i fumatori cominciarono ad essere perseguiti anche con pene corporali: in Persia lo scia' Abbas, in nome del Corano faceva mozzare il naso ai fiutatori di tabacco e tagliare le labbra ai fumatori; in Turchia Amurat IV adotto' la pena di morte, si pure per un breve periodo, per chi compiva questo reato, come anche avvenne in Germania, a Lunenberg; in Russia i fumatori venivano perseguiti pesantemente anche se si dice che lo zar Pietro il Grande fumasse tranquillamente in lunghe pipe fatte d'argilla; riprendendo gli argomenti della Santa Inquisizione spagnola, il papa Urbano VIII nel 1630 arrivo' persino a parlare di scomunica per i fumatori, e poco tempo dopo due nuove bolle papali(revocate poi nel 1725) vietarono l'uso di tabacco a tutto il clero, pena la scomunica; in Cina venne introdotta la decapitazione per i fumatori; e in Giappone si perseguito' e proibi' la pratica, ufficialmente per evitare i pericoli di incendi attribuiti ai fumatori.
Ma questa ondata di proibizionismo non sorti' risultati pratici di massa, per cui molte di queste severissime pene vennero in breve revocate, o non poterono mai essere applicate in modo sistematico.
Nel 1700 la guerra di repressione contro il tabacco e il tabagismo era persa: le tassazioni sulla coltivazione del tabacco vennero sostituite con la geniale invenzione del monopolio di Stato, un'idea pare attribuibile al cardinale Richelieu.
In pratica solo lo Stato aveva il potere di coltivare commercializzare e distribuire il tabacco.
L'operazione si rivelo' presto una delle piu' abili invenzioni fiscali della modernita' e frutto' alle casse degli Stati che subito adottarono questo sistema all'unanimita' introiti smisurati.
Soltanto durante la rivoluzione francese si aboli' in Francia il monopolio, prontamente ripristinato da Napoleone subito dopo.
L'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert, la sintesi illuminista della scienza settecentesca, tuttavia si esprime in modo molto duro sul tabacco, il giudizio che si evince dall'opera e' che si tratta di un'erba velenosa, che prosciuga la saliva e danneggia la digestione e che solo l'abitudine fa diventare gradevole, ma che in realta' si tratta di una pianta e una sostanza che fa male a denti e polmoni.
Le proprieta' terapeutiche supposte venivano cosi' decisamente negate, nonostante le pratiche di ricavarne decotti, infusi e sciroppi a scopi curativi, all'epoca fossero ancora piuttosto diffuse.
Nel 1800 si diffonde ampiamente la consuetudine della sigaretta, pare importata in Europa dall'innovazione di avvolgere i pezzettini di tabacco non piu' in una foglia di tabacco, ma in un foglietto di carta velina.
Sembra che questa consuetudine sia stata importata, in tempi di guerra, dall'imitazione di soldati turchi o algerini che fumavano in questo modo.
La fabbricazione delle sigarette soppianto' presto gli altri sistemi di assunzione della sostanza.
La preparazione delle sigarette, tuttavia, avveniva manualmente e quindi con un certo costo; e' del 1880 la prima macchina per il confezionamento meccanico delle sigarette.
Mentre un'operaia riusciva a fabbricare circa 1.000/1.200 sigarette al giorno, i macchinari automatizzati ne potevano produrre centinaia di migliaia all'ora.
Un'ultima ondata di proibizionismo del tabacco si e' registrata in tempi moderni in alcuni stati USA tra il 1900 e il 1925: le sigarette vennero in un primo tempo proibite, e successivamente vennero introdotte sul mercato delle sigarette piu' leggere con il risultato che vennero apprezzate anche dalle donne, precedentemente abbastanza indifferenti a questo vizio.
Il fallimento del proibizionismo, di nuovo, avvenne quasi subito.
In seguito la politica degli USA, soprattutto in tempi recenti, e' stata sempre meno repressiva e sempre piu' preventiva.
Oggi il l'uso di tabacco e' diminuito in modo sorprendentegrazie alle campagne di prevenzione, all' opere di informazione sui suoi danni nelle scuole, al divieto delle pubblicita' alle sigarette, alla sostituzione dei codici comportamentali positivi legati alla sigaretta con altri, e alla limitazione della possibilita' di fumare nei luoghi pubblici per tutelare i non fumatori.
Negli ultimi anni, poi, la battaglia contro il fumo, soprattutto grazie alle associazioni dei consumatori, si e' spostata sul terreno della lotta alle societa' multinazionali che le producono: ottenendo che venga scritto sul pacchetto che nuocciono alla salute, e facendo si' che una piccola parte degli enormi utili ricavati da questo traffico vengano reinvestiti in risarcimenti dei danni provocati ai fumatori e alla societa'.

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