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Rosato di Puglia
| Uva |
Negroamaro (80%),Malvasia Nera (20%) |
| Colore |
rosa cerasuolo con riflessi corallo |
| Profumo |
vinoso, elegante, con netta percezione di rosa canina |
| Sapore |
asciutto, morbido, con fondo lievemente amarognolo |
| Gradazione |
12° |
| Invecchiamento |
4 - 5 anni |
| Produzione annua |
19 500 hl (2 600 000 bottiglie circa) |
Si parte dall'uvaggio a base di Negroamaro e Malvasia, con qualche variante che convolge Sangiovese, Bombino e Pinot Nero.
Tra i Rosati distinguiamo: Castel del Monte, Martino Rosato, Squinzano, Salice Salentino, Lizzano e Leverano.
Il negroamaro ha caratterizzato dall'VII secolo a.C. la maggior parte della vinicoltura pugliese.
L'esigenza di vinificare in rosato e' nata dal fatto che, con i sistemi di produzione tradizionali, il vino rosso era troppo pesante da bere.
Il Rosato, da consumare giovane, ricco di profumi fruttati, talvolta lievemente frizzante, pur con un grado alcolico di tutto rispetto, ha incontrato il favore dei consumatori ed e' stato il nodo di collegamento nel passaggio verso i vini rossi meglio costruiti dell'enologia moderna pugliese.
I Rosati pugliesi non reggono un grande invecchiamento, quindi sono da bere entro un paio d'anni dalla vendemmia.
Vanno serviti freschi, sui 10°C, per accompagnare tutto il pasto, soprattutto con ricette a base di pesce, ortaggi e carni bianche.
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