La storia dell'alcool e' antichissima: le prime produzione di bevande alcoliche, ottenute dalla fermentazione di cereali e uva, risalgono a migliaia di anni prima di Cristo.
Gli Egizi fabbricavano e bevevano birra gia' intorno al 3000 a. C.: il Codice di Hammurabi che risale circa al 1800 a.C. riporta alcune leggi che servivano a regolare il commercio del vino.
Altrettanto antiche sono le produzioni alcoliche a partire dal riso in Cina; cosi' come anche nella Bibbia si parla piu' volte del vino.
Probabilmente altrettanto antiche saranno anche le polemiche per l'abuso legato a queste sostanze, e alla sua pericolosita' sociale, morale e religiosa.
Nel Corano ci sono cenni di condanna all'abuso dell'alcool e su questi riferimenti alcune societa' islamiche hanno costruito la proibizione e la condanna religiosa e legislativa dell'alcool.
In Europa, al contrario la Chiesa non ha mai preso nette posizioni di condanna verso questa sostanza, e anche ai tempi della Riforma, nella prima meta' del 1500, riformatori come Lutero e Calvino vedevano nel vino piu' un dono di Dio che non una sostanza da cui astenersi, limitandosi a predicare la moderazione come per tutte le cose.
In Inghilterra tra il 1500 e il 1600 prende piede un movimento ostile all'alcool: nel 1525 viene varata per la prima volta una legge che vieta l'ubriachezza, per ragioni di ordine pubblico e la considera un crimine perseguibile.
Dall'Inghilterra la mentalita' e le leggi passano poi alle colonie americane dove nel 1600 oltre a condannare l'ubriachezza si tenta di osteggiare e controllare i locali pubblici che servono alcolici.
Dopo la guerra d'Indipendenza, nella neonata America il clima ostile all'alcool aumenta, e Benjamin Rush, che era oltre ad essere uno dei firmatari della Dichiarazione d'Indipendenza era anche un medico-psichiatra molto in vista si distingue per i suoi scritti che negano ogni presunta virtu' medicinale dell'alcool.
Di fatto accanto alle pressioni proibizioniste c'era anche l'agguerrita opposizione dei consumatori, oltre che gli ingenti interessi economici di fabbricanti, commercianti e dello Stato che si arricchiva anche con le tasse sugli alcolici.
Nel 1794 avviene una sommossa passata alla storia come la ribellione del whisky proprio per protesta contro il tentativo di imporre una tassa sui liquori.
Tra tasse e movimenti religiosi poco permissivi anche nell'Europa del nord intorno all'800 si registra la nascita di movimenti anti-alcool sul modello americano e leggi che regolano la commercializzazione degli alcolici e proibiscono la distillazione domestica.
Intanto nel 1871 lo stato del Maine approva la prima legge proibizionista sull'alcool, seguito a breve da altri 13 stati: e' vietata la fabbricazione, la vendita e il consumo di tutte le bevande alcoliche.
In Europa lo scenario che si delinea non e' molto diverso: ad esempio la Finlandia nel 1884 promulga delle leggi molto severe che regolano la vendita dei liquori, e qualche decennio dopo gli alcolici vengono proibiti in tutta la Finlandia portando alla nascita di un mercato nero.
Il 29 gennaio 1919 negli Stati Uniti viene approvato il XVIII emendamento alla Costituzione, che estende il divieto di fabbricazione, vendita e consumo di alcool a tutta la nazione.
Mentre i promotori esultavano per la vittoria ottenuta, nel giro di pochissimo tempo i risultati della legge si rivelarono catastrofici, portando alla nascita del mercato nero, e al periodo del gangsterismo legato agli enormi interessi economici in ballo.
La guerra tra i contrabbandieri e le diverse organizzazioni criminali che cercavano di conquistare e di accaparrarsi l'ingente giro di affari fu terribile e aspra.
I locali della mafia che vendevano whisky sottobanco si moltiplicarono a dismisura.
Contemporaneamente crollava la qualità delle bevande alcoliche servite, prive di qualsiasi controllo e di garanzie.
Gli intrugli erano delle miscele spesso dannose, distillate in chissa' quali condizioni e allungate con i peggiori additivi.
L'esperienza universalmente riconosciuta come fallimentare del proibizionismo americano, comunque non ebbe vita lunga e il 5 novembre del 1933 fu abrogata da F.D Roosvelt attraverso il XXI emendamento alla Costituzione.

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