Le leggende sulla nascita del caffe' sono varie e discordanti: alcuni studiosi sostengono che esisteva gia' ai tempi di Omero e lo si beveva a Troia.
Di fatto sembra che l'origine della pianta sia da ricercarsi in Arabia, Yemen e Abissinia, dove questa pianta cresce spontaneamente ad alta quota.
Il consumo del caffe' si diffuse in queste aree intorno al 1300-1400, inizialmente come pianta medicinale, poi come bevanda tonica e stimolante che aiuta a rimanere svegli durante le veglie.
Nascono cosi' ne 1500 le prime caffetterie, alla Mecca e poi a Costantinopoli(1544), quindi al Cairo, e poi in tutto l'impero turco, a Damasco(due locali all'epoca noti erano il Caffe' delle Rose e il Caffe' della via della Salvezza), e ad Aleppo.
Una delle ragioni del grande successo e della rapida diffusione del caffe' nelle regioni di religione musulmana e' sicuramente il divieto di utilizzo dell'alcol, contrario agli insegnamenti del Corano.
Non per niente in Europa la bevanda verra' poi scherzosamente definita come "il vino degli Arabi".
Agli inizi del 1600 il caffe' si diffonde dall'Arabia ai territori circostanti, prima tra gli egizi e poi successivamente tra i turchi.
E proprio mentre il caffe' si diffondeva in modo sempre piu' ampio, qualcuno ha cominciato a sostenere che forse avrebbe dovuto essere proibito proprio come l'alcol.
Alla Mecca ci furono tentativi di soppressione delle case del caffe', considerati luoghi di peccato e perdizione, ma questo scateno' immediate sommosse e proteste.
Analogamente anche il Sultano di Costantinopoli tento' senza successo di proibire il caffe', intorno al 1500, senza successo.
Le controversie sulla proibizione e i tentativi di messa al bando continueranno sino agli inizi del 1600, quando l'idea proibizionista venne del tutto abbandonata e i governi, come e' avvenuto anche nel caso di tabacco e alcol, hanno scoperto che era molto piu' conveniente incassare gli ingenti guadagni con le tasse sui consumi piuttosto che vietareli.
Il 1615 e' considerata la data in cui il caffe' fece la sua comparsa in Europa, grazie ai commercianti veneziani, sulle rotte marittime che univano l'Oriente con Venezia e Napoli; il merito di verlo introdotto spetta al botanico Prospero Albini(medico del console di Venezia in Egitto), a G. Francesco Morosini, a Pietro della Valle ed a Fausto Nairone.
Venezia fu la prima citta' italiana che conobbe l'aroma del caffe', per poi diffondersi in tutta la penisola e divenire punto di riferimento per mercanti non solo italiani, ma anche provenienti da altri stati, specialmente del centro e nord Europa.
Prima di essere consumato come semplice bevanda, il caffe' veniva anche bevuto per sfruttare alcune sue proprieta' medicamentose e digestive, e per questo motivo il suo prezzo era piuttosto elevato; tra le varie proprieta' decantate della sostanza vi e' anche quella di essere un ottimo rimedio contro l'ubriachezza.
Le caffetterie cominciano a spuntare anche in Europa: nel 1654 a Marsiglia, nel 1662 a Londra, nel 1680 a Parigi, e quindi Amsterdam, Amburgo e in tutta Europa.
La diffusione dei locali e dei consumi, porta allo stesso tempo le prime inevitabili polemiche: in Inghilterra le caffetterie aperte cominciano ad essere guardate con sospetto soprattutto dai produttori di alcol che all'epoca si configuravano come attivita' economiche alternative e concorrenti.
Come era avvenuto precedentemente in Arabia e nei paesi musulmani anche in Europa gli interessi economici dello stato ebbero la meglio sulle polemiche di ordine moralistico.
Luigi XIV grazie alle tasse sul caffe riusci' addirittura a finanziare alcune imprese militari.
I cittadini, tuttavia, protestavano contro le tasse inique e, nel 1732, proprio ispirandosi alle proteste popolari contro le tasse sulla bevanda, J. S. Bach scrive la Cantata del caffe'.
Il successo del caffe' e' ormai diventato universale, e la sua penetrazione fortissima.
Nel 1720 nasce a Venezia il celebre Caffe' Florian seguito nel 1723 dal Caffe' Aurora.
Nel 1760 nasce a Roma il Caffe' Greco, mentre a Firenze sorge nel 1733 il Caffe' Gilli, Pedrocchi a Padova, San Carlo a Torino e numerosi altri: da un censimento del 1763 risulta che nella sola Venezia, si contavano ben 218 caffetterie, e questi locali divennero presto, piu' che luoghi di perdizione e di sovversione, veri e propri punti di riferimento per la cultura e l'arte.
Al Caffe' Florian di Venezia si incontravano e discutevano personaggi del calibro di Byron, Rousseau e Silvio Pellico, al Procope di Parigi passavano d'Alembert e Voltaire(che si dice bevesse addirittura 50 caffe' al giorno).
Nel 1764, a Milano, l'illuminista Pietro Verri fonda la celebre rivista Il caffe' proprio con l'intento di "risvegliare" la cultura italiana.
Il successo e la diffusione del caffe' in Europa spinse gli stati colonialisti a introdurre la coltivazione della pianta in luoghi diversi da dove era nata: tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 nell'Isola della Martinica si avviarono piantagioni con milioni di alberi, e poi nelle Antille; in breve il fabbisogno europeo venne quasi interamente coperto dalle produzioni del nuovo continente, mentre comincio' il declino del caffe' d'oriente.
Attualmente la quasi totalita' delle produzione proviene dall'America Centrale e dal Brasile.
Nel 1900 il caffe' viene studiato ed utilizzato anche per uso medico tanto che la caffeina e' attualmente inserita in molti farmaci come per esempio gli analgesici, in quanto accelera e aiuta il processo di assorbimento del principio attivo.
Studi per vedere se il caffe' puo' o meno dare dipendenza danno risultati talvolta contrastanti, e si parla di dipendenza psichica; viene studiato il ruolo della caffeina e si scopre che l'abuso puo' provocare disturbi fisici e psichici.
Qualche medico, suscitando per lo piu' ilarita', ha accostato l'uso del caffe' a quello di altre droghe, in particolare in alcuni studi di inizio del 1900; per molti anni e' stato accusato di causare tumori, infarti e altre terribili conseguenze; recentemente queste accuse sono state invece respinte in modo deciso e la sostanza e' stata nel complesso rivalutata.
Tra gli effetti positivi: la stimolazione al cervello che rende svegli e aiuta la concentrazione.
In conclusione, ancora una volta, vale la pena di ribadire come piu' che prendersela con la sostanza in se', e' molto piu' serio considerarla in rapporto ai dosaggi: si tratta pur sempre di una sostanza psicoattiva, puo' dare benefici nelle giuste dosi e dei problemi e delle dipendenze a chi ne abusa; l'unica differenza rispetto ad altre sostanze e' che storicamente il caffe' non e' stato mai inserito nell'elenco delle droghe illegali, per fortuna.



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